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1. La vita di Niccolò Fontana, detto il Tartaglia.

Niccolò Tartaglia, 1500 circa - 1557

Lunedì 19 febbraio 1512. E' l'alba. I francesi, grazie all'arrivo di nuove truppe, hanno appena ripreso il controllo di Brescia che si era ribellata al loro dominio e che per due settimane era rimasta nelle mani degli insorti. Inizia la rappresaglia, con i francesi decisi a infliggere una punizione esemplare alla città.
Fra quanti cercano di mettersi in salvo c'è un ragazzino di dodici anni, Niccolò Fontana. Sarà lui stesso, alcuni anni più tardi, a ricordare quei terribili momenti: "Quando che li francesi saccheggiorno Bressa, oltre che ne fu svalisata la casa, ma più che essendo io fugito nel domo de Bressa insieme con mia madre et mia sorella et molti altri huomini, credendone in tal luogo esser salvi, ma tal pensiero ne andò fallito perchè alla presentia de mia madre mi fu date cinque ferrite mortale, cioè tre sulla testa et due sulla fazza fra le quale una me ne haveva à traverso la bocca et denti, la quale della masella et la medesima della inferiore, per la qual ferrita, non solamente io non poteva parlar, ma neanche poteva manzare".
E la profonda ferita al volto gli procurò un'accentuata balbuzie per la quale i coetanei lo soprannominarono "Il Tartaglia". Un soprannome che decise di mantenere anche quando raggiunse la fama di grande matematico. Tartaglia, nato nel 1500, (ma c'è qualche incertezza sulla data della sua nascita), non ha sicuramente avuto una vita facile. Aveva perso il padre, un corriere a cavallo, al servizio del governo della città, quando aveva appena sei anni. La sua famiglia finì in miseria e non poté quindi permettersi alcuna scuola. Praticamente fu autodidatta e andò soltanto per 15 giorni, all'età di 14 anni, a una "scuola di scrivere", per imparare a scrivere l'alfabeto - come racconta nella sua autobiografia - ma arrivato alla lettera "k", la dovette abbandonare, non potendo continuare a pagare il maestro. Fu quindi essenzialmente un autodidatta, con una straordinaria abilità in matematica. Verona e Venezia furono le due città in cui visse e insegnò.