3. Diffidenza verso lo zero Le operazioni con lo zero hanno sempre creato grossi problemi agli studenti. Lo sapeva bene Cesare Zavattini che così racconta, in Io sono il diavolo, Bompiani 1974: Verso la fine dell’anno [il maestro]
spiegò la moltiplicazione. Forse non è difficile spiegare perché “uno per zero è uguale a zero”, ma le cose si complicano se dobbiamo spiegare la divisione di un numero per zero.
Se si prova, per gioco, a chiedere agli
amici quanto fa “sette diviso zero” si ottengono normalmente
risposte errate, come “sette” oppure “zero”.
Ma è sufficiente ricordare che la divisione è l’operazione
inversa della moltiplicazione e che “otto diviso due fa quattro”
perché “quattro per due fa otto” (e “sette
diviso zero” non può fare sette perché “sette
per zero non fa sette” e neanche zero, perché
“zero per zero non fa sette”) per mettere in crisi chi ci
ha dato queste risposte. Anche nelle potenze siamo in difficoltà con lo zero: sappiamo che 7^3 significa 7 x 7 x 7, ma qual è il significato di 7^0? Si potrebbe leggere come il prodotto di zero 7, ma questo non significa molto. E’ più semplice cercare di mantenere le proprietà delle potenze anche con 7^0. Ed è proprio quello che fanno i matematici. Se 7^3 x 7^4 è uguale a (7 x 7 x 7) x (7 x 7 x 7 x 7) e quindi a 7^7, vale la regola 7^3 x 7^4 = 7^(3+4). Perché la regola di addizione fra gli esponenti nelle moltiplicazioni di potenze aventi la stessa base sia sempre valida, dovrà anche essere: 7^0 x 7^3 = 7^(0+3) = 7^3 e quindi si pone per convenzione 7^0 = 1. Tutti i numeri elevati a 0 sono uguali a 1, tranne zero, perché 0^0 resta privo di senso.
Siamo arrivati a un assurdo perché abbiamo diviso per (a – a)… cioè per zero. Vediamo qualche altra situazione “imbarazzante”: Sia x = - 0,5 Quindi 2x = -1, cioè 2x + 1 = 0 Se aggiungiamo x^2 ad entrambi i membri dell’uguaglianza abbiamo: x^2 + 2x + 1 = x^2 che possiamo scrivere (x + 1)^2 = x^2 Prendiamo ora la radice quadrata dei due membri: x + 1 = x da cui ricaviamo: 1 = 0 In realtà quando prendiamo la radice quadrata, otteniamo due equazioni, x + 1 = ±x e da una di queste ricaviamo x = -0,5, mentre l’altra non ha soluzione. L’errore è stato la trasformazione di un’equazione di primo grado in uno di secondo grado.
Un errore analogo porta all’uguaglianza assurda 5 = 1: Ovviamente -5 = -5 E ugualmente 25 – 30 = 1 – 6 Aggiungiamo 9 ai due membri: 25 – 30 + 9 = 1 -6 + 9 Se ci ricordiamo del quadrato di un binomio, abbiamo: (5 – 3)^2 = (1 – 3)^2 Estraiamo la radice quadrata: 5 – 3 = 1 – 3 cioè 5 = 1 Un’altra apparente bizzarria dello zero emerge dallo studio di una semplice serie, composta da infiniti termini: 1 – 1 + 1 – 1 + 1 – 1 + 1 – 1 + 1 – 1 + 1 – 1 + … Non è difficile far vedere che vale zero, infatti (1 – 1) + (1 – 1) + (1 – 1) + (1 – 1) + (1 – 1) + (1 – 1) … equivale a una somma di zero: 0 + 0 + 0 + 0 + 0 + 0 + … Se raggruppiamo invece i termini nel modo seguente: 1 + (1 – 1) + (1 – 1) + (1 – 1) + (1 – 1) + (1 – 1) + (1 – 1) La stessa serie vale 1: 1 + 0 + 0 + 0 + 0 + 0 + … E’ ben curioso questo comportamento.
La stessa somma di infiniti zeri può valere tanto zero quanto
uno. 5 + (5 – 5) + (5 – 5) + (5 – 5) + (5 – 5) + (5 – 5) + (5 – 5) che equivale a 5 + 0 + 0 + 0 + 0 + 0 + … Zero, uno o cinque: qual è la risposta giusta? Non esiste. |