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Numero e
di Federico Peiretti
Liceo classico Cavour - Torino
Questa non vuole essere una lezione
introduttiva al concetto di logaritmo, del quale prevede la conoscenza,
almeno a livello elementare. E' invece una lezione di presentazione
di uno dei numeri più importanti e più famosi della storia
della matematica: il numero e.
Il numero e, pur essendo della
stessa specie del pi greco e del numero d’oro, non è molto
noto al di fuori dell’ambiente matematico. E’ un numero
che meriterebbe maggior considerazione, un numero che gioca un ruolo
fondamentale non solo in matematica, ma in tante applicazioni. Nello
studio, ad esempio, del decadimento radioattivo, della crescita di una
popolazione, della diffusione di un’epidemia e soprattutto di
problemi economici. Certo è più semplice afferrare il
significato del pi greco: dividiamo la lunghezza di una qualsiasi circonferenza
per il suo diametro e il gioco è fatto, ecco comparire il “3
e 14” o meglio il 3 seguito da infinite cifre decimali.
Eppure anche il numero e non è
poi così complicato, ma dobbiamo partire dalle sue radici storiche,
dalle applicazioni a problemi economici, dai primi che si sono chiesti
quale potesse essere il miglior investimento di un capitale, come questo
potesse aumentare nel tempo, e quale guadagno ne avrebbero potuto ricavare.
Far fruttare il denaro è una preoccupazione antica, che risale
alle origini del pensiero matematico.
Ecco un problema riportato su una tavoletta babilonese, conservata al
Louvre di Parigi, del 1700 a. C.:
Quanto tempo ci vorrà –
si chiedeva l’anonimo autore – perché una certa
somma di denaro raddoppi, se ogni anno aumenta del 20%?
Messo, ad esempio, uguale a 100 il capitale
iniziale, sarà sufficiente moltiplicare per il fattore 1,2. Dopo
il primo anno avremo:
100 · 1,2 = 120
E dopo quattro anni avremo 207,36. La risposta
è un numero fra i 3 e i 4 anni.
Con un capitale iniziale posto uguale a 1 abbiamo 1,2x
= 2 e abbiamo
1,23 = 1,728 e 1,24
= 2,0736
Possiamo quindi affermare che 3 < x
< 4, Ma per risolvere l’equazione 1,2x
= 2 dobbiamo usare i logaritmi, che i babilonesi non conoscevano, e
potevano procedere soltanto per interpolazione. In questo modo arrivarono
al valore 3,7870 molto vicino al valore corretto, x = 3,8018.
I babilonesi non usavano il nostro sistema decimale, ma il sistema sessagesimale
e quindi, sulla tavoletta del Louvre, il numero indicato è scritto:
3;47,13,20, cioè 3 + 47/60 + 13/602 + 20/603.
Se calcoliamo l’interesse una volta
all’anno, otteniamo il risultato che abbiamo appena visto, ma
chiediamoci: se lo calcoliamo ogni mese, oppure ogni giorno, ogni istante,
cosa succederà? Se ogni successivo interesse, ottenuto lo sommiamo
al capitale iniziale, come aumenterà il nostro capitale?
Chi sarà stato il primo a porsi questi problemi ai quali possiamo
far risalire le origini dei logaritmi e quindi, come vedremo, anche
del numero e?
Vediamo un problema più semplice,
proposto da André Warusfel nella sua lezione esemplare sui logaritmi,
riportata in un aureo libretto, Les nombres et leurs mystères,
Editions du Seuil, 1961. Ci servirà per chiarire i problemi posti
dalle nostre domande.
Immaginiamo che un nuovo Paperone abbia
a disposizione la somma di un milione di Euro e che riesca, con un investimento
da sogno, a raddoppiare ogni anno il suo capitale.
Indichiamo con M, quello che si chiama il montante, cioè il capitale
iniziale più gli interessi, maturati in un certo numero a
di anni.
In tabella:
 |
Anni |
0 |
1 |
2 |
3 |
4 |
5 |
6 |
7 |
8 |
... |
| Capitale |
1 |
2 |
4 |
8 |
16 |
32 |
64 |
128 |
256 |
... |
Una prima osservazione: l’anno corrispondente
a un capitale M è il logaritmo del
capitale:
a = log M
Ricordiamo infatti che in generale il logaritmo
di un numero positivo b, rispetto a una base a, positiva
e diversa da 1, è l'esponente che si deve attribuirealla base
a per avere b. Diremo che questo logaritmo è
in base 2 poiché M ogni anno viene moltiplicato per 2.
Ad esempio,
0 = log2 1; 1 = log2
2; 2 = log2 4; 3 = log2 8; 4 = log2
16; 5 = log2 32;…
Ora noi sappiamo che
2 x 16 = 32
Qual è la relazione che lega i logaritmi
di questi tre numeri?
log2 2 + log2
16 = log2 32 ovvero 1 + 4 = 5
La moltiplicazione è diventata un’addizione!
Infatti, scrivere a = log2 M significa M = 2a
e sappiamo che
21 x 24 =
2 x 16 = 21 + 4 = 25 = 32
Complichiamo il gioco. Immaginiamo sempre che il Capitale raddoppi ogni
anno, cioè che il tasso annuo sia sempre 100%, ma che il calcolo
del Montante avvenga non più ogni anno, ma con gli interessi
capitalizzati ogni mese.
Dopo un mese il Montante sarà 1 ( 1 + 1/12), dopo due mesi (1
+ 1/12)2. In effetti il tasso mensile è 1/12 x 100%,
ossia 1/12.
Dopo un anno non avremmo quindi 2 milioni di Euro, come avevamo visto
all’inizio, ma
1 000 000 x (1 + 1/12)12
= 2 620 000
La determinazione della formula generale,
per quella che si chiama capitalizzazione composta e che si
trova su qualsiasi libro di Matematica Finanziaria, può aiutarci
a capire meglio il problema.
Se calcoliamo il montante per un anno, al tasso annuo i (nel
nostro esempio 100%) avremo
M = C(1 + i)
Se calcoliamo invece il montante per un
anno, ma suddividendo l’anno in due semestri e aggiungiamo l’interesse,
calcolato dopo i primi sei mesi, al capitale iniziale, avremo il nuovo
montante
M = C(1 + i/2)2
Infatti, per sei mesi, il tasso
di interesse è i/2 (nell’esempio precedente sarebbe
il 50%). Quindi il montante dopo i primi sei mesi è
M1 = C + C i/2 = C ( 1 + i/2)
Ed è su questo che dobbiamo calcolare
il nuovo montante per i successivi sei mesi:
M = M1 + M1
i/2 = M1 (1 + i/2) = C ( 1 + i/2)(1
+ i/2) = C(1 + i/2)2
Allo stesso modo, se suddividiamo l’anno
in tre parti, e l’interesse maturato nel primo quadrimestre lo
aggiungiamo al capitale iniziale per produrre, insieme con esso, il
nuovo interesse nel quadrimestre successivo e seguiamo ancora questo
procedimento per l’ultimo quadrimestre, arriviamo alla formula
M = C(1 + i/3)3
 |
| Quentin Metsys, Il cambiavalute
e sua moglie, 1514 |
Se suddividiamo il calcolo, in generale,
per un intervallo di tempo n, avremo:
M = C(1 + i/n)n
Una formula che si dimostra facilmente per
induzione.
In particolare con il calcolo dell’interesse
composto mensile avremo
M = (1 + i/12)12
Nel nostro esempio precedente, che ora riprendiamo,
avevamo i = 1.
Calcoliamo, a questo punto, l’interesse
composto non mensilmente ma quotidianamente per il nostro Capitale di
un milione di Euro al 100%.
In un anno avremo il Montante composto
M = 1 000 000 x (1 + 1/365)365
= 2 714 567
Immaginiamo ancora che l’interesse
composto venga calcolato ad ogni istante. Certo dovremmo definire
che cosa intendiamo per istante, ma per ora accontentiamoci di dire
che suddividiamo l’anno in un numero di intervalli tendente all’infinito.
Contrariamente a quello che si potrebbe
ingenuamente pensare, non avremo un montante infinito. Ma il limite
di (1 + i/n)n, con n molto grande,
è ancora una somma ragionevole:
lim di (1 + i/n)n
= 2,718281828459045235360287… =
e
Nel nostro esempio, avremo quindi, all’incirca,
la somma di 2 718 282 Euro. Ed ecco comparire il numero e.
Con questo nuovo, ideale sistema bancario, la tabella del fortunato
Paperone diventa:
| Anni |
0 |
1 |
2 |
3 |
4 |
5 |
6 |
7 |
8 |
... |
| Capitale |
1 |
e |
e2 |
e3 |
e4 |
e5 |
e6 |
e7 |
e8 |
... |
Per
mettere in grafico l’evoluzione del capitale del nostro Paperone,
dobbiamo semplicemente unire i punti corrispondenti ai valori della
tabella. Otteniamo così una bella curva continua che definisce
la funzione y = ex. Tale funzione, come la curva
che la rappresenta, si chiama esponenziale .
La funzione inversa è x = loge y = log y.
Il nome di x è logaritmo naturale e la base di questo
sistema è il numero e che abbiamo appena definito. Per la storia
del numero e siamo debitori a un libro di Eli Maor, grande
maestro nell’arte dell’insegnamento e della divulgazione,
e: the story of a number, pubblicato dalla Princeton University
Press nel 1994.
Una storia interessante, quella del numero e, ma difficile da chiarire.
Non è facile nemmeno stabilire la sua data di nascita. Siamo
comunque all’inizio del diciassettesimo secolo, un periodo di
grandi sviluppi finanziari, con un’attenzione particolare quindi
per il problema dell’interesse composto.
 |
| Jacob Bernoulli, 1654 - 1705 |
Jacob Bernoulli fu tra i primi ad occuparsi
di questo problema, nel 1683. Egli tentò di calcolare
il limite di (1 + i/n)n
per n tendente all’infinito
usando per questo il teorema del binomio.
E’ il teorema studiato da Pascal e presentato, nei termini moderni,
in un suo libretto pubblicato postumo nel 1665. Per qualsiasi n
intero positivo si ha la serie binomiale

dove il simbolo binomiale

è

Ad esempio, (x + a)3 = x3
+ 3ax2 + 3a2x + a3
Il teorema si può estendere al caso
di un esponente negativo, frazionario o irrazionale. Bernoulli arrivò,
grazie a questo teorema, a stabilire che e doveva essere compreso
fra 2 e 3 e possiamo considerare questo risultato come la prima approssimazione
del numero e. Prima di Bernoulli, John Napier (italianizzato
in Nepero) e altri, nei loro studi sui logaritmi, alla ricerca della
base più opportuna, si erano già avvicinati al numero
e, senza però un suo riconoscimento preciso.
Seguiamo le riflessioni di Eli Maor sulla determinazione della base
dei logaritmi, da parte di John Napier.
La linea di pensiero di Napier
era questa: se possiamo scrivere qualsiasi numero positivo come potenza
di un dato numero fisso, chiamato in seguito base, allora
la moltiplicazione e la divisione dei numeri diventa equivalente all’addizione
e sottrazione dei loro esponenti. Inoltre, elevare un numero alla
potenza ennesima, cioè moltiplicare il numero per se stesso
n volte, sarebbe equivalente ad addizionare l’esponente
n volte a se stesso, cioè moltiplicarlo per n,
e trovare la radice ennesima di un numero sarebbe equivalente a n
sottrazioni ripetute, cioè alla divisione per n. In
breve, ogni operazione aritmetica verrebbe abbassata di un livello
nella gerarchia delle operazioni, riducendo quindi notevolmente la
fatica del calcolo numerico.
Vediamo come funziona questa idea scegliendo come base il numero 2.
La tabella seguente riporta le potenze del 2, da n = - 3
a n = 12.
| n |
-3 |
-2 |
-1 |
0 |
1 |
2 |
3 |
4 |
5 |
6 |
7 |
8 |
9 |
10 |
11 |
12 |
| 2n |
1/8 |
1/4 |
1/2 |
1 |
2 |
4 |
8 |
16 |
32 |
64 |
128 |
256 |
512 |
1024 |
2048 |
4096 |
Supponiamo di voler moltiplicare
32 per 128. Vediamo dalla tabella che gli esponenti corrispondenti
a questi due numeri sono rispettivamente 5 e 7. Sommando questi esponenti
otteniamo 12. Ora procediamo in senso inverso, cercando il numero
al quale corrisponde l’esponente 12. Questo numero è
4096 e questa è la nostra risposta. Come secondo esempio, pensiamo
di voler calcolare 45. Cerchiamo l’esponente corrispondente
a 4, cioè 2 e moltiplichiamolo ora per 5, ottenendo 10. Cerchiamo
poi il numero corrispondente a 10 e troviamo 1024. Ed è proprio
45 =
(22)5 = 210 = 1024
Naturalmente uno schema così
elaborato non è necessario per i calcoli con i numeri interi,
il metodo sarebbe di uso pratico e conveniente soltanto se potesse
essere usato con qualsiasi numero, intero o fratto. Ma per questo
dobbiamo per prima cosa riempire gli ampi vuoti, tra un numero e l’altro,
della nostra tabella. Possiamo fare questo in due modi:usando esponenti
frazionari oppure scegliendo come base un numero sufficientemente
piccolo in modo che le sue potenze crescano abbastanza lentamente.
Gli esponenti frazionari, definiti da am/n = (am)1/n,
ad esempio 25/3 = (25)1/3 = (32)1/3˜
3,17480, non erano sufficientemente noti al tempo di Napier, e così
aveva come scelta soltanto la seconda opzione. Ma quanto doveva essere
piccola la base? Evidentemente se la base è troppo piccola
le sue potenze crescerebbero troppo lentamente, rendendo il sistema
di scarsa utilità pratica. Sembra che un numero vicino a 1,
ma non troppo vicino, possa essere un ragionevole compromesso. Dopo
anni di tentativi , Napier si decise per il numero 0,9999999, ovvero
1 – 10-7.
Perché questa scelta? La risposta sembra essere nella decisione
di Napier, di usare il meno possibile frazioni decimali. In generale,
le frazioni erano ovviamente in uso da migliaia di anni, ma venivano
quasi sempre scritte semplicemente come rapporto di numeri interi.
Le frazioni decimali – l’estensione del nostro
sistema di numerazione decimale ai numeri inferiori a 1 – erano
state introdotte soltanto poco tempo prima in Europa (da Simon Stevin,
1548 – 1620), e la gente non ne aveva ancora una grande famigliarità.
Per ridurne l’uso, Napier fece in pratica quello che facciamo
noi oggi quando dividiamo un dollaro in cento centesimi o un chilometro
in mille metri: egli divise l’unità in un gran numero
di sottounità, considerando ognuna di queste come una nuova
unità. Poiché il suo obiettivo primario era di ridurre
il gran lavoro collegato ai calcoli trigonometrici, seguì il
metodo allora in uso di dividere il raggio di un cerchio unitario
in dieci milioni di parti, ovvero 107. Se sottraiamo poi
dall’intera unità la sua decimilionesima parte, otteniamo
il numero più vicino a 1 in questo sistema, 1 – 10-7
ossia 0,9999999. Questo è stato quindi il rapporto comune (“proporzione”
come scrisse) che Napier usò per costruire la sua prima tavola.
A questo punto si prefisse il compito di trovare, con noiose sottrazioni
ripetute, i termini della sua progressione. Questo dev’essere
stato sicuramente uno dei compiti meno piacevoli che uno scienziato
potesse affrontare, ma Napier se ne fece carico, dedicando vent’anni
della sua vita, dal 1594 al 1614, per completare il lavoro. La sua
tavola iniziale comprendeva soltanto 101 valori, partendo da 107 =
10 000 000 e proseguendo con 107(1 – 10-7)
= 9 999 999, quindi 107(1 – 10-7)2
= 09 999 998 e così via fino a 107(1 – 10-7)2
= 9 999 900 (ignorando la parte frazionaria 0,0004950). Ogni termine
si ottiene dal termine precedente sottraendo la sua 107-esima
parte. Napier ripeté questo procedimento diverse volte, iniziando
sempre con 107, ma prendendo la seconda volta, come proporzione,
il rapporto fra l’ultimo numero e il primo della sua tavola
originale, cioè 9 999 900 : 10 000 000 = 0,99999, cioè
1 – 10-5. Questa seconda tavola conteneva 51 valori,
l’ultimo dei quali era 107(1 – 10-5)50
ovvero approssimativamente 9 995 001. Una terza tavola, con 21 valori,
usava il rapporto 9 995 001 : 10 000 000. L’ultimo valore di
questa tavola era 107 x 0,999520, approssimativamente
9 900 473. Infine da ciascun valore di quest’ultima tavola Napier
creo 69 ulteriori valori, usando il rapporto 9 900 473 : 10 000 000,
all’incirca 0,99. L’ultimo valore risultò 9 900
473 X 0,9968, circa 4 998 609, prossimo alla metà
del numero di partenza.
 |
| John Napier, 1550 - 1617 |
Certo, oggi un tale lavoro spetterebbe
al computer, perfino una calcolatrice tascabile potrebbe svolgere
questo lavoro in poche ore. Ma Napier fu obbligato a svolgere tutti
i suoi calcoli soltanto con carta e penna. E si può quindi
capire la sua intenzione di ridurre al minimo l’uso delle frazioni
decimali. Come egli stesso scrisse: “Nel costruire questa progressione
[i valori della seconda tabella], poiché il rapporto tra 10
000 000 ,00000, il primo della seconda tavola, e 9 995 001,222927,
l’ultimo della medesima, è complicato, allora calcola
i 21 numeri nel rapporto più semplice di 10 000 a 9 995, che
è sufficiente come approssimazione. L’ultimo di questi,
se non avrai fatto errori, sarà 9 900 473,57808”.
Dopo aver finito questo lavoro grandioso, a Napier non restava che
battezzare la sua creazione. Dapprima chiamò l’esponente
di ogni potenza il suo “numero artificiale”, ma più
tardi decise di adottare il termine logaritmo, parola di
origine greca che significa “rapporto numerico”. In notazione
moderna, se (in riferimento alla prima tavola) N = 107(1
– 10-7)L , allora L è il logaritmo
Neperiano di N. La definizione di logaritmo, data da Napier, differisce
sotto molti aspetti dalla definizione moderna (introdotta nel 1728
da Eulero): se N = bL, dove b è
un dato numero positivo diverso da 1, allora L è il logaritmo
con base b di N. Nel sistema di Nepero quindi L = 0 corrisponde
a 107 , poiché Nap log 107 = =, mentre nel sistema
moderno L = 0 corrisponde a N = 1, poiché logb 1
= 0. E più importante ancora, la regola fondamentale dell’operazione
con i logaritmi, per esempio che il logaritmo di un prodotto è
uguale alla somma dei singoli logaritmi, non risulta dalla definizione
di Nepero. Infine, poiché 1 - 107è minore
di 1, i logaritmi di Nepero decrescono al crescere dei numeri, mentre
i nostri logaritmi in base 10 crescono. Queste differenze tuttavia
sono relativamente meno rilevanti e sono soltanto un risultato dell’insistenza
di Nepero sul fatto che l’unità dovesse essere uguale
a una sottounità di 107. Se non fosse stato così
preoccupato per le frazioni decimali, la sua definizione sarebbe stata
più semplice e più vicina a quella moderna.
Col senno del poi, ovviamente, possiamo dire che è stata una
deviazione inutile, ma percorrendola, Nepero senza rendersene conto
arrivò a un soffio dalla scoperta di un numero che, un secolo
più tardi, sarebbe stato riconosciuto come base universale
dei logaritmi e che avrebbe giocato in matematica un ruolo importante,
secondo soltanto a .
Questo numero, e, è il limite di (1 + i/n)n
per n tendente all’infinito.
In un lavoro di Nepero, pubblicato postumo
nel 1618, compare in appendice una tavola che riporta i logaritmi in
base e di diversi numeri. La tavola non riporta però
il nome dell’autore e potrebbe quindi non essere di Nepero. Nel
1624 ricompare il numero e in un lavoro di Briggs, il matematico
amico di Nepero con il quale costruì le tavole dei logaritmi
in base 10, compare il valore del logaritmo di e in base 10.
 |
| Leonhard Euler, 1707 – 1783
|
E’ stato Leibniz, tra i primi, a riconoscere
ufficialmente il numero e. In una lettera indirizzata a Huygens,
del 1690, usa la lettera b per indicare questo numero che finalmente
ottiene un nome, anche se non era ancora quello che noi usiamo oggi.
L’uso della lettera e per il nostro numero risale invece
a Leonhard Euler, italianizzato Eulero, che Maor definisce il “Mozart
della matematica”. Compare per la prima volta in una sua lettera,
del 1731, indirizzata a Goldbach. Lettera e come “esponenziale”
o forse come “Eulero”, in un eccesso di narcisismo del grande
matematico, ma più semplicemente qualcuno fa osservare che Eulero
scelse la e perché è la prima vocale che segue
la a, una lettera che aveva già usato in altri suoi
lavori. Egli presentò uno studio approfondito del numero e
nel suo libro Introductio in Analysin infinitorum, pubblicato
nel 1748, nel quale dimostrò che il limite di (1 + i/n)n
, con n tendente all’infinito, è uguale ad e,
inoltre trovò le prime 18 cifre decimali di e, 2.718281828459045235,
senza dire con quale metodo fosse arrivato a questo risultato.
Egli dimostrò che

inoltre che il numero e è
il limite di (1 + 1/n)n per n tendente all’infinito.
Altri risultati interessanti di Eulero sono i seguenti:



Eulero non diede una prova del fatto che
queste frazioni fossero continue (ed effettivamente lo sono), ma sapeva
perfettamente che se avesse scoperto tale prova avrebbe dimostrato che
e è un numero irrazionale. Si dovrà attendere
ancora più di un secolo per definire la vera natura di e.
Quando Charles Hermite, nel 1873, provò che e è
un numero trascendente, cioè che non può essere soluzione
di un’equazione polinomiale a coefficienti interi.
 |
Il
matematico Benjamin Peirce davanti alla lavagna sulla quale nel
1864, durante una conferenza, scrisse l’equazione di Eulero,
e xi= cos(x) + sin(x) i
che collega tra loro numeri complessi e il numero e.
Da questa si ricava:e i
= -1
Nell’occasione, Peirce disse:
Signori, non abbiamo la minima idea di che cosa significhi
questa equazione, ma siamo sicuri che è qualcosa di molto
importante. |
Alcuni matematici, oggi per lo più
dilettanti, si dedicano al calcolo delle cifre di
e di e. Per il record
attuale è di un giapponese, Kanada, che a calcolato (naturalmente
al computer) 206 158 430 000 cifre di .
Siamo oltre i mille miliardi di cifre con il nuovo record non ancora
riconosciuto. Siamo invece a 51 539 600 000 cifre, per e, il
record è del 2003.
 |
Una semplice
regola mnemonica per ricordare le prime cifre di e: 2,718281828.
Il 1828 è l’anno in cui Andrew Jackson venne eletto
settimo presidente degli Stati Uniti. |
Nel 1935, la rivista SAPERE bandì
un concorso fra i suoi lettori per le migliori frasi o poesie utili
per ricordare le cifre di
e di e.
Alcune di queste sono riportate nel bel libro di Italo Ghersi, Matematica
curiosa e dilettevole, Hoepli, 1978.
Eccone alcune riguardanti il numero e:
Ai modesti o vanitosi
ai violenti o timorosi
do, cantando gaio ritmo,
logaritmo…
(Giorgio Rabbeno) |
2,718
2818
2845
9… |
La bambina è affamata
la minestra è squisita
la scodella vien tosto terminata… (Raoul Bilancini)
Il numero e in libreria e in rete.
Martin Gardner, Enigmi e giochi matematici,
Vol. 4°, pp. 22 - 29, Sansoni, 1977
Martin Rees, Just Six Numbers: The Deep
Forces That Shape the Universe, Basic Books, 2001.
Eli Maor, e: The Story of a number,
Princeton University Press, 1994.
Martin Gardner, Enigmi e giochi matematici,
Vol. 4°, pp. 22 - 29, Sansoni, 1977.
André Warusfel, Les nombres et
leurs mystères, Editions du Seuil, 1961.
J L Coolidge, The number e, Amer.
Math. Monthly, n. 57, 1950.
La funzione esponenziale e il logaritmo,
Appunti per il corso di Analisi Matematica I di G. Mauceri, Dipartimento
di Matematica dell’Università di Genova:
http://www.dima.unige.it/~mauceri/CORSI/funz_espon_Latex.pdf
Successioni, progressioni e il numero e,
di Giulio Cesare Barozzi, :
http://www2.polito.it/didattica/polymath/htmlS/Interventi/MatheMath/Settembre_02/MatheMath.htm
La storia del numero e:
http://www-gap.dcs.st-and.ac.uk/~history/HistTopics/e.html#s15
Una accurata presentazione del numero e:
http://mathworld.wolfram.com/e.html
Un saggio di Keith Tognetti - University
of Wollongong NSW 2522 Australia: e, il magico numero della
crescita.
http://www.austms.org.au/Modules/Exp/
Un articolo di Ivars Peterson:
http://www.maa.org/mathland/mathtrek_11_9_98.html
Il significato del numero e, secondo
Philip Spencer:
http://www.math.utoronto.ca/mathnet/answers/ereal.html
Sull’equazione di Eulero:
http://mathforum.org/dr.math/faq/faq.euler.equation.html
L’home page del numero e:
http://www.mu.org/~doug/exp/
Alla ricerca del numero e, tra
banche, ospedali, edifici, ecc. che senza questo numero non potrebbero
esistere:
http://www.ngsc.k12.in.us/tickit/in_search_of_the_missing.htm
Il calcolo del numero e:
http://numbers.computation.free.fr/Constants/E/e.html
Una dimostrazione di e irrazionale:
http://mathforum.org/isaac/problems/eproof.html
Le prime diecimila cifre di e:
http://www-gap.dcs.st-and.ac.uk/~history/HistTopics/e_10000.html
E il primo milione di cifre di e:
http://antwrp.gsfc.nasa.gov/htmltest/gifcity/e.2mil
L’origine dei simboli delle costanti
matematiche:
http://members.aol.com/jeff570/constants.html
Applet Java per il grafico della funzione
esponenziale, e del numero e come limite:
http://www.ies.co.jp/math/java/calc/expo/expo.html
http://www.ies.co.jp/math/java/calc/exp/exp.html
La Pi Symphony di Lars Erickson fondata
sulle cifre del e del
numero e:
http://www.pisymphony.com/
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