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Definizione di numeri reali
di Luigi Corgnier
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| René Magritte, Gonconda,
1953 |
1. Introduzione
Questo è un nuovo contributo alla
definizione dei numeri reali comparsa su questo stesso sito (si veda
Rif. 1).
Chi ha letto Rif. 1 non dovrebbe dubitare della necessità dell’introduzione
dei numeri reali, per rispettare la nostra intuizione geometrica dell’idea
di “retta”, e per rimuovere troppe eccezioni nell’esecuzione
di operazioni aritmetiche, in particolare l’estrazione di radice.
Ciò premesso, in questo contributo si cerca di delineare come
avviene effettivamente la costruzione,
quindi il contenuto è più tecnico, e in qualche modo più
difficile. In effetti la costruzione dei numeri reali è un capitolo
“difficile” della matematica, che coinvolge idee nuove ed
ha anche suscitato opposizione da parte di matematici legati alla operatività
delle definizioni della matematica.
2. Punto di partenza
Riprendiamo ora la definizione data in
Rif. 1 di numero reale.
Nell’insieme Q dei numeri razionali
relativi si definisce sezione ogni suddivisione dell’insieme
Q in due classi non vuote A e B
che godono delle seguenti proprietà:
1. Ogni elemento di Q
appartiene ad una e una sola delle due classi
2. Ogni elemento di A è minore di ogni elemento di B
Come prima conseguenza di tale definizione, osserviamo che la classe
superiore B non può contenere alcun elemento massimo.
Infatti se b fosse il massimo di B, un qualsiasi numero
b’ maggiore di b dovrebbe stare nella classe
A, contro la condizione che tutti gli elementi di A
siano minori di ogni elemento di B.
In modo analogo si dimostra che la classe inferiore A non può
avere alcun minimo.
Invece, riguardo al massimo di A e al minimo di B,
possono capitare i seguenti 3 casi, esemplificati in Rif. 1:
1. La classe inferiore A contiene
un elemento massimo a
2. La classe superiore B contiene un elemento minimo b
3. Non avviene né 1 né 2, cioè la classe inferiore
non ha massimo e la classe superiore non ha minimo
Osserviamo che i casi 1 e 2 non possono capitare contemporaneamente:
infatti se esistessero sia a che b, dovrebbe a<b,
perché un numero della prima classe è sempre minore di
un numero della seconda classe. Ma allora un numero compreso fra a
e b (ad esempio (a + b ) / 2) non potrebbe
stare in nessuna delle due classi.
Quanto al caso 3, esso ovviamente non può capitare contemporaneamente
né al caso 1, né al caso 2. Quindi i tre casi sono mutuamente
esclusivi.
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| René Magritte, La voce
del vento, 1928 |
Nel caso 1 la classe inferiore A
è formata da tutti i numeri razionali minori o uguali di un certo
razionale r, e la classe superiore B da tutti gli
altri, cioè i maggiori di r. Viceversa, Nel caso 2 la
classe superiore B è formata da tutti i numeri razionali
maggiori o uguali a un certo razionale r, e la classe inferiore
B da tutti gli altri, cioè i minori di r. Si
può passare dall’uno all’altro caso semplicemente
spostando r da una classe all’altra.
Ciò premesso, si conviene che una sezione (A; B)
di tipo 1 o di tipo 2 sia solo una diversa e più complicata scrittura
del numero razionale r, cioè la si identifica con il
massimo della prima classe o con il minimo della seconda (uno dei due
esiste certamente, nei due casi considerati). Volendo, questa doppia
scrittura dei numeri razionali potrebbe essere evitata, convenendo di
escludere, ad esempio, le sezioni di tipo 2.
Invece una sezione di tipo 3 non rappresenta nessun ente numerico già
noto. Essa deve essere considerata così come è, cioè
una sezione particolare di numeri razionali, ma riceve anche un nome
particolare: “numero irrazionale”. Nel loro insieme, i numeri
razionali e quelli irrazionali costituiscono i “numeri reali”.
Quindi si può concludere che un numero reale è una sezione
arbitraria dell’insieme dei razionali, con la convenzione di escludere
(ad esempio) le sezioni di tipo 2, cosa che si può fare molto
semplicemente stabilendo di spostare sempre nella classe inferiore l’eventuale
minimo della classe superiore.
3. La
rappresentazione decimale dei numeri reali
Probabilmente questa definizione di numero
reale come sezione può creare confusione in chi conosce già
il concetto di numero reale come “allineamento infinito di cifre,
separate da una virgola, e senza alcun requisito di finitezza né
di periodicità”. In realtà questa è solo
una differente rappresentazione del numero reale, ma equivalente a quella
che abbiamo dato. Per convincercene, basta verificare come si passa
dall’una all’altra delle due rappresentazioni:
1. Dalle cifre alla sezione: basta formare
la classe inferiore come insieme di tutti i razionali minori o uguali
ad almeno una delle infinite rappresentazioni decimali troncate, e la
classe superiore come l’insieme complementare (il lettore verifichi
che le condizioni di sezione sono soddisfatte)
2. Dalla sezione alle cifre: si usa un “algoritmo” iterativo:
- Si trova il più grande intero appartenente alla classe inferiore;
sia n
- Fra i 10 numeri {n,0 , n,1 , n,2 , n,3
, n,4 , n,5 , n,6 , n,7 , n,8
, n,9 }, si trova il più grande appartenente alla classe
inferiore;
- Si continua così generando la seconda cifra dopo la virgola,
ecc.
A questo punto ci si potrebbe però
chiedere quali sono pregi e difetti dei due metodi, e in particolare
per quale motivo si dovrebbe preferire la rappresentazione con le sezioni
alla ben più familiare rappresentazione decimale.
Premesso che la rappresentazione decimale resta la più conveniente
per i calcoli pratici (si veda ad esempio, in questo stesso sito, Rif.
2 e Rif. 3), i suoi difetti concettuali emergono quando si cerca di
definire le operazioni aritmetiche fra i nuovi enti, i numeri reali.
A questo scopo cominciamo ad occuparci della definizione di “somma
di due numeri reali”.
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| René Magritte, Meditazione,
1936 |
4. Tentiamo
di definire la somma
Se si adotta la definizione di numero reale
come rappresentazione decimale, la definizione del concetto di somma
offre delle difficoltà insospettate. Infatti il tipico metodo
di sommare due numeri decimali partendo dall’ultima cifra e usando
il meccanismo del riporto non è applicabile, perché ha
il difetto di cominciare proprio dall’ultima cifra, che in generale
non esiste. Se si usano rappresentazioni troncate, come suggerirebbe
una persona interessata solo a calcoli pratici, non c’è
modo di escludere che un riporto trascurato si estenda iterativamente
verso sinistra, facendo sbagliare anche le cifre più significative.
Per convincersene, basta considerare i due numeri (che, fra l’altro,
avendo un numero finito di cifre diverse da 0, sono razionali)
a = 0,33333…….33
b = 0,66666…….66
la cui somma è evidentemente c
= 0,99999…….9. Se ora si sostituisce b con b’
= 0,66666…….67 la somma diventa 1, quindi cambiano tutte
le cifre rispetto a c. Questo esempio basta per provare che
una variazione di una cifra anche lontanissima può, attraverso
il meccanismo del riporto, ripercuotersi su tutte le cifre del risultato.
Con una analisi appena più approfondita si può dimostrare
(posso fornire a chi sia interessato la dimostrazione) la proprietà
che afferma “non esiste alcun algoritmo sicuramente terminante
per generare le cifre della somma di due numeri reali”.
Questa impossibilità è molto profonda e può generare
discussioni sul senso stesso della “matematica non costruttiva”,
quella cioè che accetta metodi basati sull’affermazione
di esistenza di enti per cui non si può dare una costruzione
effettiva. Nei primi anni del 1900, si è sviluppata una scuola
di matematici che rifiutavano metodi non costruttivi, sostenendo addirittura
che metodi non costruttivi potrebbero portare a paradossi tipo quelli
della Teoria intuitiva degli Insiemi. C’è da dire che limitandosi
alla matematica costruttiva si distruggerebbe gran parte di quanto è
oggi acquisito. In ogni caso i ragionamenti svolti dovrebbero indurre
il lettore a meditare sul concetto stesso di “problema non risolto”:
non è necessario citare equazioni differenziali di cui non si
conosce la soluzione, non si sa neppure calcolare la somma di due numeri,
se si va a scavare a fondo!
Al momento, comunque, non siamo neppure riusciti a definire la somma
fra reali, a causa delle difficoltà incontrate. Proprio per questo
motivo è opportuno la definizione alternativa con le sezioni,
più astratta ma equivalente, che come vedremo permette di superare
l’ostacolo attuale, almeno da un punto di vista di principio.
5. Definiamo la somma e altre operazioni
Se adottiamo la definizione di numero reale
come sezione, possiamo definire la somma di due numeri reali. Siano
infatti a =(A; B) e a’ =(A’;
B’) due arbitrari numeri reali. La loro a +
a’ è per definizione la sezione formata mettendo
nella classe inferiore tutte le possibili somme dei razionali che sono
nella classe inferiore A di a con quelli che sono nella classe
inferiore A’ di a’, e nella classe superiore
tutti gli altri.
In modo analogo si definiscono le altre operazioni aritmetiche, l’elevazione
a potenza, l’estrazione di radice, il logaritmo, e se ne dimostrano
le note proprietà algebriche. Per i dettagli, rimandiamo ad un
trattato di Analisi Matematica.
Notiamo ancora che le difficoltà relative alla non costruttività
sono state aggirate ma non superate. Adesso compaiono nella seguente
forma. Supponiamo di conoscere costruttivamente un reale a,
cioè di avere un algoritmo capace di decidere, per ogni razionale,
se esso appartiene o no alla classe inferiore di a; lo stesso per un
secondo reale a’. Non esiste comunque alcun algoritmo
sicuramente terminante e capace di fare la stessa cosa per a
+ a’. Quindi la somma è definita, ma non calcolabile
in generale. Lo stesso si può dire per tutte le altre operazioni.
6. Definiamo il confronto
La definizione di numero reale tramite
le sezioni rende facile definire il confronto fra reali: si stabilisce
per definizione che a < a’ significa semplicemente
che la classe inferiore di a è sottoinsieme della classe
inferiore di a’.
La dimostrazione delle normali proprietà del confronto è
facile, e lasciata al lettore.
7. Massimi
e estremi superiori
Per cercare di capire quale sia il valore
aggiunto della costruzione dei numeri reali, dobbiamo introdurre i seguenti
concetti:
• Insieme numerico limitato superiormente
• Massimo di un insieme numerico limitato superiormente
• Estremo superiore di un insieme numerico limitato superiormente
Sia I un insieme qualsiasi di
numeri (reali o razionali), in quantità finita o infinita. E’
alquanto naturale dire che I è “limitato superiormente”
se ammette un “confine superiore”, cioè se esiste
un numero s che sia maggiore o uguale di tutti i numeri contenuti
in I. E’ ovvio che se esiste un confine superiore ne
esistono automaticamente infiniti, tutti quelli maggiori di s.
In modo altrettanto naturale si dice che I ammette il massimo
m se fra gli elementi di I ne esiste uno (m)
più grande di tutti gli altri. Il massimo m è
automaticamente anche un confine superiore, quindi un insieme dotato
di massimo è limitato superiormente.
Il contrario non è sempre vero: prendiamo ad esempio l’insieme
I di tutti i numeri reali minori di 1 (dunque 1 è escluso).
Tale insieme è ovviamente limitato superiormente, ma non ammette
massimo. Supponiamo infatti che m sia il suo massimo: m
appartiene a I per definizione di massimo, quindi deve essere
minore di 1; ma se m è minore di 1, il numero (1 + m)
/ 2 è minore di 1, quindi è in I, ma è
maggiore di m, contro l’ipotesi che m sia il massimo.
Il caso di insieme esemplificato non ha un massimo, perché quello
che sarebbe naturalmente il suo massimo, 1, è stato intenzionalmente
lasciato fuori. Però si può dire che 1 è il più
piccolo fra i confini superiori di I. Un numero di questo genere
si dice “estremo superiore” di I.
In generale l’estremo superiore di un insieme limitato superiormente
I si definisce come il più piccolo fra i confini superiori,
se esiste. E’ facile dimostrare che l’estremo superiore
di I appartiene a I se e solo se è anche il
massimo.
Visto che non si può affermare che ogni insieme limitato superiormente
abbia un massimo, ci chiediamo allora se si può invece affermare
almeno che abbia un estremo superiore.
Se ci si limita al campo dei razionali, la risposta è no. Prendiamo
infatti come I l’insieme di tutti i razionali il cui
quadrato è minore di 2. Tale insieme ammette come estremo superiore
la radice quadrata di 2, che non è un numero razionale, quindi
nel campo razionale non ammette nessun estremo superiore.
Questa proprietà è proprio quella che rende il campo dei
razionali inadatto per sviluppi ulteriori della matematica, e si chiama
incompletezza. Vedremo invece nel capitolo successivo che nel campo
reale si ha la proprietà di completezza, cioè l’esistenza
dell’estremo superiore di ogni insieme limitato superiormente.
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| René Magritte, I due misteri,
1966 |
8. Il teorema di completezza
Le nozioni sviluppate sui numeri reali
permettono di dimostrare immediatamente il teorema di completezza dell’insieme
dei numeri reali, nella forma: ogni insieme di reali limitato superiormente
ha un estremo superiore nel campo reale (in generale non appartenente
all’insieme stesso, quindi non massimo). E’ infatti immediato
definire la sezione corrispondente a tale estremo superiore: basta formare
la classe inferiore come unione insiemistica di tutte le classi inferiori
di tutti i reali in gioco, e la classe superiore come insieme complementare.
Tutto quello che si è detto in questo
capitolo e nel precedente su insiemi limitati superiormente, estremi
superiori e massimi può essere ripetuto con ovvie modifiche riferendosi
a insiemi limitati inferiormente, estremi inferiori e minimi. Si giunge
così al risultato complementare: ogni insieme di reali limitato
inferiormente ha un estremo inferiore nel campo reale.
Consideriamo ora due insiemi di reali I
e J separati: ciò significa che ogni elemento di I
è più piccolo di ogni elemento di J (incidentalmente,
le due classi della sezione che definisce un reale sono proprio di questa
forma). In queste condizioni I è limitato superiormente
e J è limitato inferiormente. Allora I ammette
un estremo superiore a e J ammette un estremo superiore
b. E’ ovvio che si ha a≤b. Allora qualunque
numero fra a e b (compresi anche a e b
, uguali o diversi che siano) gode della proprietà di separare
i due insiemi I e J, cioè di essere ≥
di qualsiasi elemento del primo, e ≤ di qualsiasi elemento del
secondo.
Abbiamo così ottenuto una versione
diversa, (e la più comunemente usata) del teorema di completezza:
nel campo reale due insiemi separati ammettono sempre (almeno) un elemento
separatore. Talvolta si parla di “teorema delle celle incapsulate”,
ed è il fatto numerico essenziale per stabilire che i numeri
reali sono idonei per rappresentare tutti i punti della retta secondo
l’intuizione comune. Si veda a questo proposito la somiglianza
con l’assioma di continuità della retta riportato in Rif.
1 .
Osserviamo infine che, con le nozioni sviluppate,
un numero reale è elemento di separazione fra le due classi di
razionali che lo definiscono. In questo caso particolare si verifica
immediatamente che è anche l’unico elemento di separazione.
9. La
costruttività
Abbiamo visto che, lavorando con i numeri
reali, siamo costretti a ingoiare l’amaro boccone della possibile
non costruttività. In altri termini si deve accettare che un
certo reale sia dimostrato esistente, ma non si abbia alcun modo per
generarlo, cioè per costruire le classi che formano la sezione,
o alternativamente le cifre. Questo già capita, in generale,
per la somma di due numeri.
Facciamo invece almeno un esempio di reale costruttivo: la lunghezza
di diagonale di un quadrato di lato 1, la cui irrazionalità è
proprio una delle cause scatenanti la costruzione dei numeri reali.
E’ chiaro che la regola di costruzione di tale lunghezza è
la seguente: un razionale qualsiasi appartiene alla classe inferiore
se il suo quadrato è minore di 2, altrimenti alla classe superiore.
In modo analogo si vede che ogni radice di qualsiasi ordine di un razionale
(positivo, per evitare problemi con le radici pari dei negativi) è
un reale costruttivo; più in generale sono costruttive tutte
le soluzioni di equazioni algebriche a coefficienti razionali. Per dettagli
su certi algoritmi effettivi di costruzione si veda Rif. 2 e Rif. 3.
Ma i reali costruttivi sono pochissimi: infatti essi sono al più
quanti gli algoritmi di costruzione, ed è facile verificare che
gli algoritmi di costruzione, cioè i programmi, sono tanti quanti
i numeri naturali.
Infatti un programma è null’altro che una sequenza (stringa)
di simboli, e quindi si può pensare di ordinare i programmi per
lunghezza totale crescente, e a parità di lunghezza in ordine
alfabetico. Quello che si ottiene è un elenco di programmi P0,
P1, P2, P3, …. cioè una
corrispondenza biunivoca fra programmi e numeri naturali.
Invece l’insieme dei reali ha una numerosità superiore.
Infatti è facile dimostrare che è impossibile formare
un simile elenco anche solo di tutti i numeri reali compresi fra 0 e
1. Infatti, pensando alla rappresentazione decimale, un tale elenco
avrebbe la forma
0, a11 a12
a13 a14 a15
a16 …….
0, a21 a22 a23
a24 a25 a26
…….
0, a31 a32 a33
a34 a35 a36
…….
0, a41 a42 a43
a44 a45 a46
…….
……………………………
dove con aij si è indicata in
generale la j-esima cifra dell’i-esimo numero
dell’elenco ipotizzato. A questo punto si applica il metodo della
diagonale di Cantor, cioè si costruisce il numero reale
0, b1 b2
b3 b4 b5
b6 …
con b1 diverso da
a11,b2 diverso da a22,
b3 diverso da a33, …
E’ evidente che tale numero differisce dal primo numero dell’elenco
nella prima cifra, dal secondo nella seconda cifra, dal terzo nella
terza cifra, …., quindi non può essere nell’elenco
stesso.
L’insieme dei numeri reali ha dunque una numerosità (tecnicamente
si dice potenza) superiore a quello dei reali costruibili, e quindi
dei naturali, degli interi, dei razionali, che essendo costruibili hanno
tutti la potenza dell’insieme dei naturali.
Ci si può chiedere se sia possibile costruire un insieme di potenza
superiore a quella dell’insieme dei naturali ma inferiore a quella
dell’insieme dei reali. La risposta a questo problema è
piuttosto sconcertante: non ci può essere risposta! E’
stato dimostrato che la matematica come oggi conosciuta, cioè
in sostanza derivata dagli assiomi della Teoria degli Insiemi, non può
né dimostrare né escludere l’esistenza di un tale
insieme: è un problema indecidibile.
10. Riferimenti
1.
http://www2.polito.it/didattica/polymath/htmlS/argoment/APPUNTI
/TESTI/Gen_05/CapraNumeriReali.htm
2. http://www2.polito.it/didattica/polymath/ICT/Htmls/Interventi
/Articoli/Italia/CalcoloRadici/CalcoloRadici.htm
3. http://www2.polito.it/didattica/polymath/ICT/Htmls/Interventi
/Articoli/Italia/RealiCorgnier/SommaNumeriRealiCorgnier.htm
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