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LA MATEMATICA E GLI
ANIMALI 1. Corvi e numeri
Questo significa che il corvo sapeva contare
fino a cinque? Al di là di questo racconto e di ogni dubbio,
è quanto ha dimostrato sessant’anni fa Otto Koehler, celebre
etologo tedesco. Koehler è stato fra i primi studiosi delle abilità
matematiche degli animali ad ottenere risultati scientificamente corretti.
Protagonista di uno dei suoi esperimenti più famosi era proprio
un corvo, di nome Jacob. Al corvo venivano presentate diverse
scatole con un coperchio sul quale erano disegnati un certo numero di
punti. Il corvo veniva premiato quando apriva la scatola che presentava
sul coperchio un numero di punti uguale a quello dei punti disegnati
su un cartoncino che gli veniva mostrato. Jacob imparò a scegliere
fra le diverse scatole quella che aveva sul coperchio lo stesso
numero di punti del cartoncino. Alla fine Jacob sapeva distinguere 2,
3, 4, 5 e 6 punti. Uno in più del “corvo della torre”.
Si tenga presente che i punti sul coperchio erano diversi, per forma
e disposizione, da quelli disegnati sul cartoncino. Koehler dimostrò
così che gli uccelli erano in grado di confrontare due numerosità
e di ricordare il numero di oggetti presentati in tempi successivi.
“Il nostro cervello – sostiene
Stanislas Dehaene,
un matematico specializzato in psicologia
cognitiva che si è dedicato allo
studio della rappresentazione dei
numeri e della matematica –
esattamente come quello del corvo, è dotato da tempo immemorabile
di una rappresentazione intuitiva delle quantità”. Gli
animali sanno dunque contare, anche se non contano esattamente come
noi, ma in un modo più approssimativo, più “vago”.
2. Canarini, pappagalli e altri
uccelli matematici Non sono soltanto i corvi a dimostrare certe
abilità matematiche naturalmente. Lo stesso Koehler addestrò
alcune taccole a sollevare i coperchi di un certo numero di scatole
per arrivare a prendere da esse un numero stabilito di pezzetti di cibo.
Raggiunto il numero proposto dall’addestratore dovevano fermarsi.
Le taccole arrivarono ad eseguire con successo questi esperimenti.
Altri ricercatori addestrarono un gruppo di canarini a scegliere
la quinta pastiglia che incontravano durante la loro ispezione di una
serie di gabbie comunicanti. Piccioni furono in grado di contare
il numero dei loro colpi di becco, arrivando a distinguere quarantacinque
da cinquanta colpi.
Quando gli si chiede quanti oggetti ci siano
in un vassoio risponde nel suo migliore inglese con il numero corrispondente,
anche se gli vengono presentati oggetti mai visti prima. La cosa
più sorprendente, secondo Pepperberg, sarebbe la conquista
dello zero, un concetto difficile della matematica, lo zero, al
quale i bambini arrivano soltanto all’età di tre o quattro
anni. Nelle prove delle sue abilità di calcolo usa correttamente
il termine “nessuno” in assenza di una quantità numerica
da calcolare. Questa conclusione è un po’ azzardata ed
è stata infatti contestata da molti altri esperti. Alex non ha capito probabilmente cosa significhi
addizionare o sottrarre zero a un numero, ma più semplicemente
potrebbe rispondere “none” quando non riesce a identificare
il numero degli oggetti che si trova di fronte. E questa è forse
l’osservazione più sensata riguardo alla sua padronanza
del concetto di zero. 3. I leoni sanno contare
L’esperimento più curioso
e spettacolare è sicuramente quello condotto da Karen McComb,
dell’Università del Sussex, nel Parco del Serengeti, in
Tanzania. Una leonessa isolata sente un ruggito che non riconosce
e ne deduce che debba esserci un intruso nel suo territorio. Si ferma
per decidere se attaccarlo o no, sarebbe uno scontro alla pari, uno
contro uno, e potrebbe anche avere la peggio. Per questo prosegue e
raggiunge il suo gruppo per essere così al sicuro. Alcuni giorni
dopo sente ancora un ruggito e poi un coro di ruggiti sovrapposti,
nessuno dei quali le è famigliare e ne deduce che ci sono tre
intrusi. Questa volta però è in compagnia di quattro leonesse
del suo gruppo. Loro sarebbero quindi in cinque contro tre. A questo
punto una leonessa, la leader del gruppo incomincia ad avvicinarsi al
punto di origine dei ruggiti, una macchia di alberi ad alcune centinaia
di metri di distanza. Dapprima cautamente e poi quando le altre la raggiungono,
sempre più rapidamente, si lancia poi alla carica, a capofitto,
fra gli alberi. Nella macchia però non c’è traccia
di intrusi. I ruggiti provenivano da un altoparlante sistemato da McComb
per realizzare il suo esperimento. E’ Brian Butterworth, docente
di neuropsicologia all’University College di Londra, che descrive
questo esperimento e osserva: “La migliore spiegazione del comportamento
della leonessa leader è che essa abbia enumerato i ruggiti
percepiti e le leonesse del suo gruppo, e abbia fatto un raffronto tra
i due numeri. Questo è un fatto notevole, perché il numero
degli intrusi viene ricavato dal suono che essi producono (perché
non sono visibili), mentre il numero dei difensori si ricava da
un altro senso o da altri sensi, fra cui la vista, e viene poi immagazzinato
nella memoria della leonessa. Perciò essa deve astrarre la numerosità
dei due insiemi – intrusi e difensori – indipendentemente
dal senso con cui li percepisce e poi raffrontare queste numerosità
astratte”. Un dubbio: sono soltanto le leonesse a saper
contare o anche i loro compagni? Forse, i leoni, più pigri per
natura, lasciano questo impegno alle leonesse? 4. Ratti astuti e
numerati
5. La matematica dei nostri
cugini scimpanzé
Sheba lo ha superato, raggiungendo,
dopo un lungo periodo di addestramento, risultati sorprendenti. E’
in grado infatti non soltanto di addizionare oggetti indicando la somma
con simboli astratti, cioè numeri arabi, ma di operare direttamente
con simboli numerici indicando la somma con il simbolo corrispondente.
Sheba opera quindi con simboli astratti, senza dover passare attraverso
insiemi di oggetti concreti. “Mai un animale – osserva Dehaene
– si era tanto avvicinato alle capacità di calcolo simbolico
dell’uomo”.
Tra le scimmie, uno dei “geni”
più recenti si chiama Kanzi. E’ una scimmia che
appartiene alla specie dei bonobo, una specie che vive nell’Africa
centrale, nei pressi delle sorgenti del Congo. Dalla nascita vive presso
il centro di ricerca sul linguaggio dell’Università della
Georgia, negli Stati Uniti. Mentre i ricercatori cercavano di insegnare
il linguaggio umano alla madre, Matata, Kanzi, osservando e ascoltando,
ha imparato più di cento termini. Ora riesce a comunicare con
i ricercatori, “parla” con loro anche senza vederli, anche
attraverso il telefono. Kanzi, inoltre, non riconosce soltanto parole
dal significato “concreto”, ma anche concetti “astratti”
come “bene” e “male”. Osserva Devlin: “Occorre ricordare
che ci vollero molti anni di addestramento lento e faticoso per raggiungere
il tipo di prestazione ottenuto da Sheba e da varie creature –
scimpanzé, scimmie, delfini e altri animali – in esperimenti
di questo genere. Insegnare agli animali il legame esistente fra simboli
astratti e insiemi di oggetti è un processo lungo e difficile.
La loro prestazione non è mai perfetta ed è comunque limitata
a insiemi molto piccoli”. 6. Fenomeni da baraccone,
o da tv
Esemplare è il caso un cavallo tedesco,
Hans l’astuto, Der kluge Hans, addestrato per più
di dieci anni dal suo padrone, Wilhelm von Osten, insegnante di matematica
e addestratore di cavalli. Hans sembrava in grado di risolvere problemi
di matematica e di compitare parole. Siamo all’inizio del secolo scorso
e il cavallo si esibiva in teatri e fiere oppure nel cortile della casa
di von Osten, di fronte a una folla entusiasta per le sue prodezze.
Il pubblico poneva un problema di aritmetica, ad esempio: “Quanto
fa 4 + 6?”. Hans rispondeva battendo con uno degli zoccoli anteriori
una serie di colpi pari al risultato dell’addizione. E le capacità
matematiche di Hans sembravano ancora più strabilianti. Sembrava
in grado infatti di operare anche con le frazioni, ad esempio di sommare
2/5 e 1/2. Dava la risposta battendo prima 9 colpi e poi 10. Nel 1904 venne istituita una commissione
d’inchiesta, presieduta da un eminente psicologo, Carl Stumpf,
una commissione voluta dallo stesso proprietario del cavallo, convinto
e probabilmente in buona fede, che Hans fosse veramente, fra i
cavalli, l’Einstein della matematica. Dopo un esame lungo e approfondito,
la commissione dovette concludere che non c’erano trucchi nelle
esibizioni del cavallo. Qualcuno però non era convinto dei risultati
dell’inchiesta. Si chiamava Oskar Pfungst ed era uno studente
del presidente della commissione. Con nuovi accurati esperimenti dimostrò
che Hans riceveva dei segnali dal proprietario, oppure dalla persona
tra il pubblico che gli poneva una domanda. Segnali che indicavano al
cavallo il momento in cui doveva smettere di battere la zampa. Poteva
essere semplicemente un battito di ciglia, un movimento del capo o delle
narici, corrispondenti a un aumento della tensione in chi lo interrogava,
quando il cavallo si avvicinava alla risposta. Tra i tanti “animali intelligenti”
proponiamo ancora Maggie, una simpatica cagnolina che
è diventata una popolare diva televisiva. La vediamo in uno dei
suoi popolari show ripreso da YouTube. A voi scoprire i trucchi (che
sicuramente ci sono) per le sue risposte. Scarica il Flash Player per vedere il filmato. 7. Conclusioni Quali sono i limiti dell’intelligenza
matematica degli animali? A quale livello possono arrivare le loro capacità?
Sono domande che abbiamo già espresso e per le quali non sembra
che a tutt’oggi ci siano risposte convincenti. Lo studio dell’intelligenza
animale è ancora molto approssimativo. Nuovi raffinatissimi strumenti,
disponibili soltanto da pochi anni, come la camera
a positroni, consentono di visualizzare l’attività
cerebrale e avviare nuovi
rivoluzionari studi sul cervello, arrivando,
tra l’altro, a localizzare anche i circuiti neurali della
matematica. Ma questi studi sono soltanto all’inizio sull’uomo,
e molto meno avanzati per gli animali. Scrive Dehaene: “Noi siamo dotati
di una rappresentazione mentale delle quantità molto simili a
quella di un ratto, un piccione o una scimmia. Proprio come loro possiamo,
senza fare ricorso al linguaggio, numerare rapidamente collezioni di
oggetti sonori o visivi, addizionarli e confrontarne la cardinalità.
Queste capacità, ereditate dalla nostra storia evolutiva, non
ci permettono soltanto di fare una stima rapida della grandezza di un
insieme. Secondo me entrano ugualmente in gioco quando siamo in grado
di capire numeri pronunciati o scritti in forma simbolica, per esempio
in cifre arabe. In breve, l’intuizione delle grandezze numeriche
che ereditiamo dall’evoluzione avrebbe il ruolo di un germe che
favorirebbe lo sbocciare della matematica più avanzata”.
Devlin invita a distinguere fra l’aritmetica
degli animali e la matematica dell’uomo: “Il pensiero matematico
– osserva – sembra essere esclusivo degli esseri umani”.
Inoltre “La matematica non ha a che fare con i numeri, ma
con la vita. Riguarda il mondo in cui viviamo. Le idee. Ben lungi dall’essere
opaca e sterile come tanto spesso la si dipinge, essa trabocca di creatività”. In rete e in libreria Tobias Dantzig, Il numero, linguaggio
della scienza, La Nuova Italia, 1973 Brian Butterworth, Intelligenza matematica,
Rizzoli, 1999 Stanislas Dehaene, Il pallino della matematica,
Mondadori, 2000 Keith Devlin, Il gene della matematica,
Longanesi, 2002 Keith Devlin, The Math Instinct: Why
You're a Mathematical Genius (Along with Lobsters, Birds, Cats, and
Dogs), Thunder's Mouth Press, 2005 La home page di Ai, tra i primi “scimpanzé
matematici”: http://www.pri.kyoto-u.ac.jp/ai/index-E.htm Alex Foundation, per essere aggiornati
sui progressi di Alex, il “pappagallo matematico”: http://www.alexfoundation.org/ Il Telegraph sulle doti di Alex: http://www.telegraph.co.uk/connected/main.jhtml?xml=/connected/2005/07/27/ecfbird27.xml La Wikipedia sull’intelligenza
animale: http://en.wikipedia.org/wiki/Category:Animal_intelligence Gli amici di Washoe, altra scimpanzé
intelligente: http://www.friendsofwashoe.org/ Difendere le scimmie dall’uomo è
un dovere: |