|
Kandinsky Point
C’è un quadro famoso nella vita di Kandinsky, Il cavaliere azzurro, del 1903, dipinto quando l’artista aveva trentasette anni. Era nato infatti a Mosca nel 1866, dove aveva studiato Legge e Scienze Politiche.
Ma dopo aver scoperto l’Impressionismo,
folgorato da un quadro di Monet, Les Meules, esposto a Mosca
nel 1895, decise di abbandonare la sua sicura professione e carriera
universitaria per dedicarsi all’arte. Si iscrisse, nel 1896, alla
Accademia delle Belle Arti di Monaco, dove rimase per quattro anni.
Il cavaliere azzurro, fa parte dei suoi primi lavori,
influenzati dagli impressionisti, e non è sicuramente tra i suoi
capolavori, ma ha un grande valore storico, perché ha dato il
nome al gruppo fondato da Kandinsky con Franz Marc, Der Blaue Reiter,
“Il cavaliere azzurro”. E’ del 1914 L’almanacco
del cavaliere azzurro, in cui prende forma il suo pensiero
artistico. Nello stesso anno pubblica Lo spirituale nell’arte,
il primo trattato sull’astrattismo che gli consente di far
conoscere ancor meglio le sue idee. La guerra segnò una profonda crisi
per Kandinsky, il quale produsse poche opere tra il 1915 e il 1918.
Ricuperò il suo entusiasmo con la rivoluzione russa, dedicandosi
alla realizzazione di molti progetti, in particolare alla riorganizzazione
dei musei e dell’attività didattica. Ma dopo le critiche
al suo lavoro, nel 1921, preferì trasferirsi in Germania, per
insegnare al Bauhaus dove sognava di poter realizzare i suoi progetti
di un mondo nuovo, sotto il segno della spiritualità. Dai suoi corsi al Bauhaus nasce, nel 1926,
Punto, linea, superficie, il testo di riferimento dell'arte
di Kandinsky. “Ogni fenomeno può essere
vissuto – scrive Kandinsky – in due diverse maniere. Queste
due maniere non sono arbitrarie, ma legate ai fenomeni – esse
vengono derivate dalla natura dei fenomeni, da due loro proprietà:
Esterno – Interno. L’opera d’arte si rispecchia
sulla superficie della coscienza. Essa sta al di là e si dilegua
dalla superficie, senza lasciar traccia, appena scomparso lo stimolo.
Anche in questo caso c’è una specie di vetro trasparente,
ma saldo e duro, che rende impossibile, il diretto rapporto interno.
Anche qui abbiamo la possibilità di entrare nell’opera,
di divenirne parte attiva e di vivere con tutti i sensi la pulsazione”.
Purtroppo i nazisti chiusero la Bauhaus
nel 1933 ed egli si trasferì in Francia a Neuilly-sur-Seine,
dove rimase fino alla sua morte, nel 1944. Nel libro di Wassili Kandinsky, Punto
Linea Superificie, Adelphi, 1968, ci sono alcune pagine bellissime
sul punto e sono quelle che proponiamo nella nostra Antologia. E’ un libro, come dice Max Bill nella
prefazione, che va oltre il fatto pittorico e “abbraccia problemi
generali dell’attività creativa” e che, aggiungiamo
noi, riguarda anche la matematica. Kandinsky può aiutarci a capire
meglio il valore, il significato della matematica. Punto di partenza
per indagini di grande valore, proprio per la cultura matematica. Federico Peiretti
Punto Punto
geometrico Il punto geometrico è un’entità
invisibile. Deve quindi essere definito come un’entità
immateriale. Pensato materialmente, il punto equivale a uno zero. Ma in questo zero si nascondono diverse
proprietà, che sono «umane». Noi ci rappresentiamo
questo zero – il punto geometrico - come associato con la massima
concisione, cioè con un estremo riserbo, che però parla.
In questo modo, nella nostra rappresentazione, il punto geometrico è
il più alto e assolutamente l'unico legame fra silenzio
e parola. E perciò il punto geometrico ha trovato
la sua forma materiale, in primo luogo, nella scrittura - esso appartiene
al linguaggio e significa silenzio. Scrittura Nello scorrere del discorso, il punto è
il simbolo dell'interruzione, del non essere (elemento negativo), e,
nello stesso tempo, è un ponte da un essere a un altro essere
(elemento positivo). Questo è il suo significato interno nella
scrittura. Visto dall'esterno, si tratta qui solo di
un segno usato funzionalmente, che porta in sé l'elemento del
«pratico-funzionale», che noi conosciamo fin da bambini.
Il segno esterno diventa un'abitudine e vela il suono interno del simbolo. L'interno viene murato dall'esterno. Il punto appartiene al cerchio più
stretto dei fenomeni abituali col loro suono tradizionale, che è
muto.
Silenzio Il suono del silenzio, che viene abitualmente
associato col punto, è così forte, da coprire completamente
le altre proprietà. Tutti i fenomeni tradizionalmente abituali
sono resi muti dal loro linguaggio unilaterale. Non udiamo più
la loro voce e siamo circondati dal silenzio. Soccombiamo all'elemento
«pratico-funzionale». Spinta Qualche volta una scossa straordinaria è
in grado di strapparci da uno stato di morte a un sentire vivo. Ma non
di rado anche la scossa più forte non riesce a trasformare lo
stato morto in uno stato vivo. Le scosse che provengono da fuori (malattia,
infelicità, affanni, guerra, rivoluzione), strappano con violenza,
per un tempo più o meno lungo, dal cerchio delle abitudini tradizionali,
ma vengono considerate generalmente solo come un'« ingiustizia»
più o meno grave. Così prevale su tutti gli altri sentimenti
il desiderio di tornare, nel più breve tempo possibile, alla
condizione abbandonata delle abitudini tradizionali. Dall’interno Le scosse che provengono dall'interno
sono di natura diversa - sono causate dall'uomo stesso e trovano
in lui stesso un terreno idoneo. Questo terreno non è la capacità
di osservare la «strada» solo attraverso il «vetro»,
che è duro, saldo, ma si può facilmente rompere, bensì
la capacità di uscire in strada. L'occhio aperto e l'orecchio
vigile trasformano le più piccole scosse in grandi esperienze.
Da tutte le parti affluiscono voci e il mondo risuona. Come esploratori
che si addentrano in paesi nuovi e sconosciuti, noi facciamo scoperte
nel «mondo quotidiano», e il nostro ambiente, altrimenti
muto, comincia a parlare in un linguaggio sempre più chiaro.
Così i segni morti diventano simboli viventi, e ciò che
è morto diventa vivo. Naturalmente anche la nuova scienza dell'arte
può nascere soltanto se i segni diventano simboli e se l'occhio
aperto e l'orecchio vigile rendono possibile il passaggio dal silenzio
alla parola. Chi non può farlo è meglio che lasci in pace
l'arte « teorica» e « pratica» - le sue preoccupazioni
artistiche non creeranno mai un ponte, ma allargheranno sempre più
la scissione attuale fra uomo e arte. Proprio queste persone si sforzano
oggi di mettere un punto finale dopo la parola arte. Estrarre Se si estrae gradualmente il punto dallo
stretto cerchio della sua efficacia abituale, le sue proprietà
interne, che fino a quel momento erano rimaste silenziose, acquistano
un suono che cresce sempre più. Queste proprietà - tensioni interne
- emergono una dopo l'altra dalla profondità del suo essere e
irradiano le loro forze. E i loro effetti e influssi sull'uomo superano
sempre più facilmente gli ostacoli. In breve, il punto morto
si trasforma in essere vivente. Fra le molte possibilità vanno ricordati
due casi tipici: Primo
caso 1. Il punto viene spostato da una condizione
pratico - funzionale a una condizione non funzionale, cioè alogica. Oggi io vado al cinema. Oggi io vado. Al cinema Oggi vado. Io al cinema È chiaro che, nella seconda frase,
è ancora possibile considerare funzionale lo spostamento del
punto - sottolineare lo scopo, accentuare l'intenzione, squillo di tromba. Nella terza frase è in azione la
pura forma dell'alogico, che però può anche essere considerata
come errore di stampa - il valore interno del punto balena un attimo
e subito si spegne Secondo
caso 2. Il punto viene spostato dalla sua condizione
pratico funzionale, in modo da venirsi a trovare fuori dal nesso della
frase corrente.
Ulteriore
liberazione Con l'ingrandirsi dello spazio circostante
libero e delle dimensioni del punto stesso, diminuisce il suono della
parola scritta e il suono del punto guadagna in chiarezza e forza (fig.
1).
Così si forma un doppio suono - scrittura-punto
al di fuori del nesso pratico-funzionale. È un bilanciarsi
di due mondi che non potranno giungere mai ad equilibrarsi. Questo è
uno stato rivoluzionario non diretto verso uno scopo - la parola scritta
viene scossa da un corpo estraneo, con cui non può mettersi in
alcun modo in rapporto. Entità
autonoma Nondimeno, il punto è stato strappato
dalla sua condizione abituale, e così perde lo slancio per saltare
da un mondo in un altro, dove, liberato dalla sua subordinazione, ad
opera dell'elemento pratico-funzionale, comincia a vivere come entità
autonoma e la sua subordinazione si trasforma in una subordinazione
interno funzionale. Questo è il mondo della pittura. Per
mezzo dello scontro Il punto è il risultato del primo
scontro tra lo strumento e la superficie materiale, la superficie di
fondo. Carta, legno, tela, stucco, metallo, eccetera, possono essere
il materiale di questa superficie di fondo. Lo strumento può
essere matita, bulino, pennello, penna, punta, eccetera. Attraverso
questo primo scontro viene fecondata la superficie di fondo. Concetto Il concetto esterno del punto nella
pittura è impreciso. Il punto geometrico, invisibile, una volta
materializzato, deve avere una sua certa grandezza, che occupa una certa
parte della superficie di fondo. Inoltre esso deve avere certi limiti-contorni,
che lo separino dal circostante. Questo è ovvio e sembra, in un primo
momento, molto semplice. Ma anche in questo caso semplice ci si urta
subito contro imprecisioni che dipendono dallo stato ancora affatto
embrionale della teoria dell'arte al giorno d'oggi. Grandezza Le grandezze e le forme del punto
variano, e con esse varia il relativo suono del punto astratto. Esteriormente
il punto può essere definito come la forma elementare minima,
ma non è precisamente così. È difficile stabilire
i limiti esatti del concetto di «forma minima» -
il punto può crescere, diventare superficie e coprire inavvertitamente
tutta la superficie di fondo. E dove sarebbe allora il limite fra
punto e superficie? Qui dobbiamo tener conto di due condizioni: 1. il rapporto tra il punto e la superficie
di fondo, per quanto riguarda la grandezza e 2. il rapporto di grandezza rispetto alle
altre forme, che si trovano sulla stessa superficie. Quello che può ancora esser considerato
punto su superficie di fondo, quando quest'ultima è vuota, diventa
invece esso stesso superficie, nel caso in cui, per esempio, gli sia
posta accanto una linea molto sottile sulla stessa superficie di fondo
(fig. 2).
Sia nel primo, sia nel secondo caso, il
rapporto delle grandezze determina il concetto di punto, che oggi, però,
possiamo valutare soltanto intuitivamente - l'esatta espressione numerica
manca. Al
limite Così oggi noi siamo in grado di determinare
e valutare solo intuitivamente anche il trapassare del punto in grandezza
esterna. Questo avvicinarsi al limite esterno, anzi questo oltrepassare,
in certo modo, il limite, questo raggiungere l'attimo in cui il punto
come tale comincia a sparire e al suo posto comincia a vivere embrionalmente
la superficie, tutto questo è un mezzo per arrivare a un fine. Il fine, in questo caso, è l'occultamento
del suono assoluto, l'accento sulla dissoluzione, il suono della
imprecisione nella forma, la instabilità, il movimento positivo
(oppure anche negativo), il baluginio, la tensione, la innaturalezza
nella astrazione, il rischio dell'intersecarsi interno (i suoni interni
del punto e della superficie si scontrano, si intersecano e rimbalzano
indietro), il doppio suono in una forma, cioè l'immagine
del doppio suono per mezzo di una forma. Questa molteplicità
e complicatezza nell'espressione della forma «minima» -
raggiunta pur tuttavia per mezzo di piccole variazioni della sua grandezza
- offrono anche a chi non sia prevenuto un esempio plausibile della
forza e della profondità espressiva delle forme astratte. Forma
astratta Con l'ulteriore sviluppo futuro di questi
mezzi di espressione e con l'ulteriore sviluppo della capacità
ricettiva dell'osservatore, diventerà inevitabile usare concetti
più precisi; e, col tempo, con l'aiuto delle misurazioni, questi
concetti saranno certamente elaborati. A questo punto, l'espressione
numerica sarà inevitabile. Espressione
numerica e formula Qui c'è solo un pericolo, che l'espressione
numerica sia inadeguata all'impressione intuitiva e che perciò
la freni. La formula è simile al vischio. E anche affine alla
«carta moschicida», di cui gli sbadati restano vittime. La formula è anche una comoda poltrona,
che cinge l'uomo saldamente con le sue calde braccia. Ma, d'altra parte,
lo sforzo per liberarsi dalle strettoie è la premessa necessaria
per un salto ulteriore, verso nuovi valori e, in definitiva, verso nuove
formule. Anche le formule muoiono e vengono sostituite da altre appena
nate. Forma Un secondo dato di fatto inevitabile è
il limite esterno del punto, che determina la sua forma esterna. Se pensato in astratto o immaginato, il
punto è idealmente piccolo, idealmente rotondo. È un cerchio
idealmente piccolo. Ma, sia le sue dimensioni sia i suoi limiti sono
relativi. Nella sua forma reale il punto può assumere un numero
infinito di figure: la sua forma circolare può diventare dentellata,
può sviluppare un'inclinazione verso altre forme geometriche
e, infine, verso forme libere. Può avere angoli acuti e può
inclinare verso il triangolo. E per il suo bisogno di una relativa immobilità
può trasformarsi in quadrato. Le punte, in un contorno dentellato
e strappato, possono essere piuttosto piccole, ma anche grandi e stabilire
diversi rapporti fra loro. Qui non si possono fissare limiti, e il regno
dei punti è sconfinato (fig. 3).
Suono
fondamentale Così il suono fondamentale del punto
è variabile in corrispondenza della sua grandezza e della sua
forma. Questa variabilità deve tuttavia essere considerata come
una relativa colorazione interna dell'essenza interna fondamentale,
che, pure, risuona sempre con nettezza. Assoluto Ma si deve sempre insistere sul fatto che,
nella realtà, non esistono elementi dal suono assolutamente puro,
che, per così dire, irraggino un solo colore, sicché perfino
gli elementi designati come «elementi fondamentali o originari»
non hanno una natura primitiva ma complessa. Tutti i concetti che si
riferiscono a una qualche «primitività» sono, in
realtà, solo concetti relativi e perciò anche il nostro
linguaggio «scientifico» è soltanto relativo. Non
conosciamo nulla di assoluto. Concetto
interno All'inizio di questo capitolo, trattando
del valore pratico - funzionale del punto nella lingua scritta, abbiamo
definito il punto come un concetto che coincide con l'idea di un silenzio
più o meno lungo. Il punto, considerato dall'interno,
stabilisce di per se stesso una certa affermazione, che è
legata organicamente con la più alta forma di riserbo. Il punto è la forma internamente
più concisa. È vòlto verso se stesso. E
non perde mai completamente questa proprietà - anche nei casi
in cui la sua forma esterna è angolosa. Tensione La sua tensione è, in ultima analisi,
sempre concentrica - anche nei casi di inclinazione eccentrica,
in cui subentra un doppio suono, del concentrico e dell'eccentrico. Il punto è un piccolo mondo - separato
da tutte le parti in modo più o meno uniforme, quasi strappato
dal circostante. La sua fusione col circostante è minima e sembra
inesistente nei casi di massimo arrotondamento. D'altra parte il punto
si regge ben fermo al suo posto e non mostra la minima inclinazione
a muoversi in una qualunque direzione, né orizzontale, né
verticale. Non ammette neppure il movimento dell'avanzare o indietreggiare.
Superficie Solo la tensione concentrica manifesta la
sua affinità interna col cerchio - le altre proprietà
si riferiscono più al quadrato.[1] Definizione Il punto fa presa sulla superficie di fondo
e vi si stabilisce per sempre. Così esso è internamente
la più concisa affermazione stabile} che sorge breve,
ferma e rapida. Perciò il punto deve essere considerato,
in senso esterno e interno, l'elemento originario della pittura e
specialmente della « grafica ».[2] “Elemento”
ed elemento Il concetto di elemento può essere
interpretato in due diverse maniere - come concetto esterno e come concetto
interno. Dall'esterno, ogni singola forma disegnata
o dipinta è un elemento. Dall'interno, l'elemento non è
quella forma stessa, bensì è la tensione interna che vive
in essa. E, di fatto, il contenuto di un'opera pittorica
non è nelle forme esterne, ma nelle forze-tensioni [3] viventi in queste forme. Se le tensioni, improvvisamente, per incantesimo,
sparissero o morissero, anche l'opera vivente morrebbe immediatamente.
E, d'altra parte, qualunque combinazione casuale di forme diventerebbe
opera. Il contenuto di un'opera trova la sua espressione nella composizione,
cioè nella somma internamente organizzata delle tensioni necessarie
nel caso contemplato. Questa asserzione apparentemente semplice
ha un significato importantissimo, di principio: riconoscerla o rifiutarla
è l'alternativa che divide non solo gli artisti di oggi, ma gli
uomini di oggi in generale, in due parti opposte: 1. gli uomini che riconoscono, oltre l'elemento
materiale, quello non materiale o spirituale e 2. coloro che non vogliono riconoscere nulla
che non sia materiale. Per la seconda categoria l'arte non può
esistere, e perciò questi uomini negano oggi persino la parola
« arte»e cercano un surrogato di questa parola. Secondo me,
si dovrebbe distinguere elemento da «elemento», nel senso
che con «elemento» dovrebbe intendersi la forma svincolata
da ogni tensione, mentre elemento dovrebbe rappresentare proprio la
tensione vivente in questa forma. Così gli elementi sono in realtà
astratti e la forma stessa è «astratta». Ma se fosse possibile, di fatto, lavorare
con elementi astratti, la forma esterna della pittura attuale si trasformerebbe
radicalmente, però questo non starebbe a significare che la pittura
in genere diventerebbe superflua: anche gli elementi pittorici astratti
manterrebbero la loro colorazione pittorica, proprio come gli elementi
musicali, eccetera. Tempo L'assenza del piacere del movimento sulla
superficie e dalla superficie riduce al minimo il tempo di percezione
del punto, e l'elemento temporale è, nel punto, quasi
completamente escluso; il che, in certi casi, rende l'uso del punto
inevitabile nella composizione. Il punto assomiglia qui ai brevi colpi
di timpano o di triangolo nella musica o, nella natura, ai brevi colpi
di becco del picchio. Punto
nella pittura Ancora oggi l'uso del punto o della linea
nella pittura viene condannato da alcuni teorici dell'arte, che ben
volentieri vorrebbero conservare, insieme con tanti altri vecchi muri,
anche quello che ancora recentemente separava, con apparente sicurezza,
il campo della pittura da quello della grafica. In ogni caso questa
divisione non ha un fondamento interno.[4] Tempo
nella pittura Il problema del tempo nella pittura sta
a sé ed è molto complesso. Da qualche anno anche qui
si è cominciato ad abbattere un muro [5]. Questo muro divideva finora
due campi dell' arte - quello della pittura e quello della musica. La divisione apparentemente chiara e giustificata:
Pittura-Spazio (Superficie) | Musica-Tempo a un esame più accurato (sebbene
finora sommario) è apparsa improvvisamente problematica - e,
per quanto è a mia conoscenza, in primo luogo ai pittori [6]. Il fatto che l'elemento temporale sia ancora
oggi generalmente trascurato nella pittura mostra, in modo evidente,
la superficialità della teoria dominante che si allontana apertamente
da ogni fondamento scientifico. Non è questa la sede per trattare
tale problema più compiutamente - ma comunque dovrò mettere
in rilievo alcuni momenti, in cui si mostra chiaramente la presenza
dell'elemento temporale. Il punto è la forma più
concisa nel tempo.
Numero
degli elementi nell’opera In pura teoria il punto, che è 1. un complesso (grandezza e forma) e 2. una unità nettamente definita, in certe combinazioni con la superficie
di fondo, sarà un mezzo sufficiente di espressione. Se la pensiamo
in modo del tutto schematico, l'opera può in ultima analisi essere
costituita anche da un punto. Questa asserzione non deve essere considerata
oziosa. Oggi il teorico (che non di rado è,
al tempo stesso, pittore di professione), nel sistematizzare gli elementi
artistici è portato necessariamente a separare gli elementi fondamentali
e a esaminarli con particolare attenzione; ma altrettanto importante
del problema dell'uso degli elementi è il problema del numero
di essi necessario per un'opera pensata anche solo in modo schematico. Questo problema appartiene alla grande teoria
della composizione, che fino a oggi è rimasta occultata. Ma anche
qui si deve procedere in modo conseguente e schematico - si deve cominciare
dal principio. Questo scritto può avere soltanto l'intenzione,
oltre che di dare una breve analisi dei due elementi primari della forma,
di accennare ai nessi col piano generale del lavoro scientifico e indicare
le linee direttive di una scienza generale dell'arte. Questi accenni
debbono valere solamente come frecce di direzione. In questo senso tratteremo anche il problema
già sollevato: è sufficiente un punto per creare un'opera? Si dànno diversi casi e possibilità. Il caso più semplice e più
essenziale è quello del punto che sta al centro - del punto
al centro della superficie di fondo, che è un quadrato (fig.
4).
Prototipo L'attenuazione dell'effetto della superficie
di fondo raggiunge qui il suo massimo, costituendo un caso unico. [7] Il doppio suono - punto, superficie - prende
il carattere di un unisono: si può, in una certa misura,
non tener conto del suono della superficie. Questo è il caso
estremo di semplificazione attraverso la dissoluzione progressiva dei
suoni doppi e multipli, con eliminazione di tutti gli elementi più
complicati - riduzione della composizione al solo elemento originario.
Così questo caso rappresenta il prototipo dell' espressione
pittorica. Concetto
della composizione Ecco la mia definizione del concetto di
«composizione»: La composizione è la subordinazione
interno-funzionale 1. dei singoli elementi e 2. della struttura (costruzione) al fine pittorico concreto. Unisono
come composizione Dunque: se un unisono incarna in modo completo
il fine pittorico dato, l'unisono deve, in questo caso, essere equiparato
a una composizione. In questo caso l'unisono è una composizione. [8] Base Considerate dall'esterno, le differenze
nelle composizioni = fini pittorici sono da equiparare esclusivamente
alle differenze numeriche. Si tratta di differenze quantitative, in
cui, nel caso - «prototipo dell'espressione pittorica»
- l'elemento qualitativo ovviamente manca del tutto. Se, quindi, la
valutazione dell'opera vuole avere una base qualitativa sicura,
nella composizione devono esserci almeno due suoni. Questo caso appartiene
agli esempi che sottolineano con chiara evidenza la differenza tra mezzi
e misure esterni e interni. In questa sede possiamo presentare solo
come nostra affermazione, da dimostrare in altro luogo, che, a un esame
più preciso, nella realtà, non si dànno doppi suoni
assolutamente puri. Comunque, una composizione su base qualitativa nasce
solo dall'uso di suoni multipli. Struttura
acentrale Il doppio suono diventa percepibile nell'istante
dello spostamento del punto dal centro della superficie di fondo - struttura
acentrale - come: 1. suono assoluto del punto, 2. suono del luogo dato della superficie
di fondo. Questo secondo suono, che nella struttura
centrale è stato soffocato fino al silenzio, diventa di nuovo
percepibile chiaramente e trasforma il suono assoluto del punto in suono
relativo. Accrescimento
quantitativo 2. suono del luogo dato della superficie
di fondo. Questo secondo suono, che nella struttura
centrale è stato soffocato fino al silenzio, diventa di nuovo
percepibile chiaramente e trasforma il suono assoluto del punto in suono
relativo. La rappresentazione sulla superficie di
fondo di un doppio di questo punto darà, naturalmente, un risultato
molto più complicato ancora. La ripetizione è un mezzo
potente per rafforzare la scossa interna e, nello stesso tempo, un mezzo
per raggiungere il ritmo primitivo, che a sua volta è un mezzo
vòlto a raggiungere l'armonia primitiva in ogni arte. A prescindere
da ciò, qui noi abbiamo a che fare con due doppi suoni: ogni
parte della superficie è individuale, con la sua voce che appartiene
a essa sola e con una sua propria colorazione interna. Così,
fatti in apparenza poco importanti dànno, inaspettatamente, complicate
conseguenze. Questi sono i dati dell'esempio proposto:
Elementi:
2 punti + superficie. Conseguenza:
1. suono interno di un punto,
2. ripetizione del suono,
3. doppio suono del primo punto,
4. doppio suono del secondo punto,
5. suono della somma di tutti questi suoni Poiché, inoltre, il punto è
un'unità complessa (la sua grandezza + la sua forma), ci si può
facilmente immaginare quale tempesta di suoni si sviluppi sulla superficie,
se si accumulano punti in misura sempre crescente - anche se questi
punti sono uguali - e come si allarghi sempre di più questo processo
tempestoso, se, nel suo corso ulteriore, sono gettati sulla superficie
punti che presentano disparità sempre maggiori, sia di grandezza
sia di forma. Natura Anche in un altro regno di elementi puri
- nel regno della natura - ci si presenta spesso l'accumulazione di
punti; ed essa è sempre funzionale e organicamente necessaria.
Queste forme della natura sono, in realtà, piccoli corpi nello
spazio e si trovano, in rapporto a un punto astratto (geometrico), nella
stessa relazione del punto pittorico. A dire il vero, d'altra parte,
tutto quanto il « mondo» può essere considerato come
una composizione cosmica in sé conchiusa, che è formata
a sua volta di infinite composizioni autonome, anch'esse in sé
conchiuse e sempre più piccole; e questo mondo, nel grande e
nel piccolo, fu creato, in definitiva, da punti; e con ciò, d'altra
parte, il punto ritorna al suo stato originario di entità geometrica.
Si tratta, infatti, di complessi di punti geometrici che stanno sospesi
in diverse figure regolari nell'infinito geometrico. Le più piccole
di queste figure in sé conchiuse sono figure puramente centrifughe
e si presentano di fatto al nostro occhio poco esperto come punti, che
stanno in rapporto fra loro attraverso connessioni allentate. Lo stesso
aspetto hanno alcuni semi: e se noi apriamo la capsula
del papavero (che è, in definitiva, un punto sferico ingrandito),
così bella, liscia e levigata come avorio, scopriamo in questa
calda sfera delle miriadi di freddi punti azzurro-grigi, che obbediscono
a un piano di composizione e portano in sé la latente quieta
forza generatrice, proprio come il punto pittorico. Qualche volta forme del genere nascono nella
natura per smembramento e disgregazione dei complessi già menzionati
- si può dire, come slancio verso la figura originaria della
condizione geometrica. Se il deserto è un mare di sabbia, composto
esclusivamente di punti, non a caso la capacità di movimento
invincibile e tempestosa di questi punti « morti» ha effetti
terrificanti. Anche nella natura il punto è un'entità
chiusa in se stessa, piena di possibilità (figg. 5 e 6). Altre
arti Incontriamo i punti in tutte quante le arti
e l'artista si renderà certamente sempre più cosciente
della loro forza intrinseca. La loro importanza non può essere
trascurata.
In rete e in libreria
Vol. 2: Dello spirituale nell' Arte - Scritti critici e autobiografici
- Teatro - Poesie, Feltrinelli, 1974 AA. VV., Kandinsky e l'anima russa. Catalogo
della mostra (Verona, 16 ottobre 2004-30 gennaio 2005), Marsilio, 2004 AA. VV., Il Cavaliere azzurro. Kandinsky,
Marc e i loro amici, Mazzotta, Mazzotta, Collana Grandi Mostre,
2003 Sers Philippe, Kandinsky. Philosophie
de l'art abstract: peinture, poésie, scénographie, Skira,
2003 Vivian Endicott Barnett,Vasily Kandinsky:
A Colorful Life: The Collection of the Lenbachhaus, Kandinsky sulla Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Vasilij_Kandinskij I quadri di Kandinsky sulla Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Categoria:Dipinti_di_Kandinsky Forma e colore. Il linguaggio figurativo
di W. Kandinsky un articolo di Francesca Molteni: http://www.lettere.unimi.it/~sf/leparole/kandinfm.htm La mostra al Palazzo Forti di Verona, del
1993, sempre in rete: http://www.palazzoforti.it/Kandinskij/ Un sito dedicato a Kandinsky: http://web.dsc.unibo.it/~dmorisi/ig/home.html Una galleria virtuale dei quadri di Kandinsky: http://www.abcgallery.com/K/kandinsky/kandinsky.html Musei e Gallerie con quadri di Kandinsky: http://www.artcyclopedia.com/artists/kandinsky_wassily.html [1] Cfr., sulla connessione
degli elementi cromatici e formali il mio articolo Die Grundelemente der Form in « Staatl. Bauhaus 1919-1923
», Bauhaus-Verlag, Weimar-Miinchen, p. 26 e tav. v. [2] Il punto è designato,
in geometria, come O = «origo », cioè «
principio» o origine. Punto di vista geometrico e pittorico
coincidono. Il punto viene designato anche simbolicamente
come «elemento originario ». Cfr. Rudolf Koch, Das Zeichenbuch, II edizione, W. Gerstung,
[3] Cfr. Heinrich Jacoby,
]enseits von «musikalisch» und «unmusikalisch
», F. Enke, Stuttgart, 1925. Differenza tra «materia»
e energia sonora; vedi, più avanti, p. 46. [4] La ragione di questa
divisione è soltanto esterna e sarebbe più logico,
se fosse necessaria una più esatta designazione, distinguere
pittura a mano e pittura a stampa, distinzione che si riferirebbe,
giustamente, all'origine tecnica delle opere. Il concetto di «grafica»
èdivenuto poco chiaro - non di rado si considera opera grafica
anche l'acquarello, il che può offrirci la prova migliore
della confusione dei concetti comuni. Un acquarello dipinto a mano
è opera di pittura, o, per essere più precisi, di
pittura a mano. Lo stesso acquarello riprodotto litograficamente,
è opera di pittura, o, per essere più precisi, di
pittura a stampa. Come differenza essenziale potremmo usare quella
di pittura in «bianco e nero» o «a colori ». [5] . Alcuni primi tentativi
in questo senso furono avviati, per esempio, a Mosca, nell'anno
1920, nella «Accademia panrussa delle arti figurative ». [6] Col mio definitivo
passaggio all'arte astratta l'elemento temporale nella pittura mi
è divenuto incontestabilmente chiaro, e da allora, l'ho usato
nella pratica. [7] Questa constatazione
si chiarirà completamente solo nel capitolo sulla superficie
di fondo. [8]È legato con questo
problema un particolare problema «moderno »: si può
creare un'opera con metodi assolutamente meccanici Se si tratta
dei calcoli più elementari, si deve dare una risposta affermativa. |