NUMERI

A cura di Camillo Grandi – camillo.grandi@yahoo.it

 

gennaio 2010

I numeri dell'Etiopia

  Otto anni fa avevo cento vacche e cento pecore – ricorda la quarantenne Momena Ali sotto il sole malato del distretto pastorale dell’Erer [città dell’Etiopia centrale] – Allora l’erba era tanto alta che non vedevi le bestie. Poi la pioggia è sparita e l’erba è scesa prima a un braccio, poi a un palmo, poi a un dito di verde: io non ho più nulla, ma Allah saprà cosa fare dei miei dieci figli».

L’Etiopia, con una superficie che è tre volte quella dell’Italia, ha 80 milioni di abitanti. E’ uno dei paesi più poveri, vittima di continue guerre e carestie. Rischia di essere il paese che pagherà il più alto prezzo per i cambiamenti climatici, pur non avendo mai fatto nulla per provocarli. L'economia versa in condizioni gravissime; le guerre civili, le frequenti inondazioni e la siccità hanno distrutto l’economia del paese. Ricordiamo soltanto la carestia del 1984-1985 che portò alla morte più di un milione di persone.
etiopiaIn generale, il disequilibrio tra Africa e i paesi industrializzati  è enorme, ma diventa insostenibile se si pensa che l’impatto è inversamente proporzionale alle cause: in Italia (almeno per ora) il cambiamento climatico mette a repentaglio il week end, in Etiopia fa sparire la materia prima che tiene in vita l’80 per cento della popolazione. «Non è che piova meno» dice Gabru Jember, ricercatrice dell’Agenzia nazionale di meteorologia di Addis Abeba. «È che le precipitazioni sono diventate imprevedibili: da sempre in Etiopia abbiamo una stagione umida da marzo ad aprile, e una più lunga da inizio giugno a fine settembre. Ora il ritmo è saltato e può smettere di piovere a una settimana dalla semina, o magari riprendere quando già ci si preparava al raccolto». A quel punto cresce un po’ d’erba, il paesaggio si fa incantevole, ma il sorgo si alza mesto senza semi. L’Etiopia ha un PIL pro capite di poco superiore a un dollaro al giorno.
Sono sedici i paesi che sono stati identificati dalla Fao come particolarmente vulnerabili a causa di crisi nazionali o regionali: oltre all’Etiopia, Somalia, Afghanistan, Iraq, Eritrea, Sudan, Haiti, Burundi, Repubblica democratica del Congo, Liberia, Angola, Mongolia, Corea del Nord, Uganda, Tagikistan e Georgia.
Il suo presidente Meles Zenawi è stato eletto presidente della commissione creata dall’Unione Africana per partecipare alla Conferenza sul clima di Copenhagen.

 

Alcune cifre dell’Etiopia:

171 esimo posto su 182 stati, è la posizione dell’Etiopia secondo l’indice ISU, “Indice di sviluppo umano”, HDI-Human Development Index. E’ uno dei paesi più poveri del mondo. 

1936 è l’anno in cui l’Etiopia viene annessa all'impero dell'Africa Orientale Italiana. Viene liberata dagli inglesi nel 1941.
40 per cento della popolazione vive con meno di 1,25 dollari al giorno.

15 gradi è la temperatura ad Addis Abeba in dicembre ed è circa 18 °C in maggio. La piovosità annua media, minima da novembre a gennaio, massima da giugno a settembre, è di 1200 millimetri. Ma negli ultimi anni è cambiato il clima del paese.

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50,6 per cento della popolazione è di fede Chiesa ortodossa etiopica il 32,8% sono musulmani,  10,1% protestanti, 0,9% cattolici e il 5,6% sono animisti.

2360 metri slm è l’altezza a cui si trova Addis Abeba, capitale dell'Etiopia e capitale della regione omonima. Ha 2.424.000 abitanti.
474 milioni di tonnellate di anidride carbonica sono state immesse nell’atmosfera dall’Italia, nel 2006, mentre l’Etiopia si è fermata a poco più di un centesimo: sei milioni di tonnellate. Se il colosso cinese è responsabile del 21 per cento delle emissioni globali, e gli Stati Uniti seguono a ruota con il 20,2, l’Africa intera rincorre lo sviluppo producendo non più del 3,7 per cento dei danni. 45 miliardi di dollari all’anno è la richiesta che il primo ministro etiope Meles Zenawi aveva portato a Copenhagen alla Conferenza sul clima,  rivolta ai grandi produttori e inquinatori dei paesi industrializzati. Da Copenhagen è arrivata soltanto la promessa di 10 miliardi di dollari all’anno per arrivare entro il 2020 a 100 miliardi di dollari.

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6 milioni sono i contadini che nei prossimi mesi rischiano di non riuscire più a sopravvivere per colpa della siccità che sta distruggendo i loro raccolti. 53 anni, è la speranza di vita media. In Italia, sempre secondo la lista creata dalle Nazioni Unite,  è di 82 anni, e attorno agli 80 anni nell’Unione Europea.  Si scende a 65,5 in Russia, con una curiosa differenza fra uomini, 59 anni, e donne, 72,6 anni. I paesi con una più bassa speranza di vita sono lo Swaziland, 39,6 anni, Mozambico 42,1 e Zambia, 42,4. La media mondiale è 67,2 anni.
11,55 per cento è il tasso di mortalità infantile. I paesi con il tasso più alto sono lo Zwaziland, con il 30,83 e l’Angola con il  24,8 per cento. 68 è la densità media della popolazione per km². E’ molto elevata la popolazione rurale, pari all'84%.

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2 ore in più rispetto all’Italia è il fuso orario dell’Etiopia. Un’ora in più quando in Italia vige l’ora legale. 20 birr etiopico, la moneta dell’Etiopia, corrisponde attualmente a 1,07 Euro. Negli ultimi anni c‘è stata una forte svalutazione.
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Da The Washington Post

Per saperne di più

Phillips Matt, Carillet Jean-Bernard, Etiopia e Eritrea, pp. VIII – 448, EDT (collana Guide EDT/Lonely Planet), 2007

Curzio Malaparte, Viaggio in Etiopia e altri scritti africani, pp. 238, Vallecchi, 2006

Gabriele-Aldo Bertozzi, Viaggio in Abissinia e nell’Harar, Oscar Mondadori, 1996

 

Rapporto 2009 sull’Etiopia:
http://hdrstats.undp.org/en/countries/country_fact_sheets/cty_fs_ETH.html

La Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Indice_di_sviluppo_umano
http://it.wikipedia.org/wiki/Etiopia

Il sito Viaggiare sicuri a cura del Ministero degli Esteri e dell'ACI
http://www.viaggiaresicuri.mae.aci.it/?etiopia

Reportage dall’Etiopia, dal Corriere della sera:
http://www.corriere.it//gallery/esteri/11-2009/etiopia/1/reportage-etiopia_19571888-daa2-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml#1

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Fogli sparsi per terra in una delle sale della Conferenza di Copenhagen.

La Conferenza di Copenhagen si è chiusa a Natale senza alcun passo avanti nella battaglia contro il riscaldamento globale. La Conferenza è stata un disastro, secondo tutti i rappresentanti delle associazioni ecologiste presenti all’incontro, addirittura un passo indietro rispetto al tanto criticato rapporto di Kioto. Non si è arrivati a stabilire obiettivi precisi sulla riduzione delle emissioni responsabili dell’effetto serra, né si è riusciti a costituire l’indispensabile Organizzazione mondiale del clima. C’è stato l’annuncio dell’accordo sottoscritto da 26 paesi industrializzati, tra cui la Cina, che si limita a confermare il limite dell’aumento della temperatura a 2°C, senza fissare una data né organi di controllo. E’ un accordo di tre paginette che ha, secondo Pascal Husting, direttore di Greenpeace France, « il valore di un depliant turistico».
Le critiche più dure sono arrivate dai paesi in via di sviluppo. E’ arrivato dal Sudan l’attacco più violento. Il suo delegato , Lumumba Stanislas Dia-Ping, ritiene che l’accordo proposto sia “un invito all’Africa a firmare un trattato suicida”. “Si tratta di una soluzione – ha ancora aggiunto, tra le proteste dei delegati europei e americani -   fondata sui valori che hanno portato in Europa, nei campi di concentramento, allo sterminio di sei milioni di persone”.
Per la maggior parte dei delegati si tratta ora di sperare nella nuova conferenza, prevista l’anno prossimo in Messico, per riprendere la lotta contro il riscaldamento globale.

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Etiopia. Qui c'era il lago Abjata. Oggi è quasi tutto una distesa di sale. (foto Paolo Woods)